domenica 12 aprile 2015

Tra il tornare e il ripartire c'è il tempo dell'aspettare.Ma intanto, che fine hanno fatto?

Non è stato semplice passare da giornate come quelle del Cammino a quelle che invece si vivono tutti i giorni da una vita.
Partiamo con il dire che, quasi tutti quelli che ho menzionato nel mio diario di viaggio, sono arrivati alla fine dei 900 km.Dico quasi perchè alcuni non so proprio che fine abbiano fatto, come per esempio Marco e Chiara, la coppia di Bologna incontrata sul treno per Bayonne e persa la mattina dopo, causa sveglia tardiva.Con il senno di poi dico che va bene così, ma mi piacerebbe sapere se anche loro hanno raggiunto il faro di Finisterre.Poi c'è Andrea, il tipo di Torino con le tendiniti, quello che aveva fatto l'attore nelle soap opera e che vidi, per l'ultima volta, a Pamplona durante la cena con Mike e gli altri.Nessuno, nemmeno Radio Camino ha saputo darmi nei giorni seguenti, e anche dopo, notizie in merito.
Al momento in cui scrivo la mia MV non ha tracce di altri nomi incontrati di cui non si è saputo altro durante il tragitto, quindi passiamo a chi alla fine c'è arrivato o, come me, ha fermato il Cammino per riprenderlo in seguito.
Il barbalunga Pierpaolo ha raggiunto Santiago in bici e l'ho sentito al telefono quando ero in autostrada, appena uscito dall'aeroporto in Italia.Praticamente è rientrato alla base un giorno prima di me.In seguito ci siamo visti più di una volta, data la poca distanza tra i posti dove abitiamo e in una di quelle volte c'era anche Francesca insieme a Sara, una ragazza che ripartiva da Burgos quando io mi fermavo a Burgos, e quindi non ho avuto il piacere di camminare con lei ma, una volta conosciuta, è stato come l'avessi fatto.Nel marzo appena passato, tra l'altro, ho avuto notizia dal barbalunga che sarà ancora papà.Aveva già comprato la guida sulla via Francigena da fare nel prossimo settembre e si stava già organizzando, per poi rimandare il tutto a data da destinarsi.Quando me l'ha detto l'ho ovviamente preso per il culo nei successivi venti minuti.Dopo gli ho fatto le congratulazioni di rito.Anche suo figlio, ovunque sia, sarà contento di vedere il padre ridere ancora.
Luca è arrivato a Santiago dopo aver passato qualche avventura lungo il percorso.Se non ricordo male (percepisco il fruscio dell'agguato della mia MV) dopo circa una settimana o poco più che erano partiti da Burgos, lui è rimasto indietro.Ha ritrovato Francesca e Paul a Santiago, durante la cerimonia del Botafumeiro, ovvero un grande incensiere che viene fatto oscillare lungo la navata della cattedrale da svariati frati tramite una fune.Un po' lo stesso concetto delle campane.
Dicevo di Luca, che si è perso tutto, che ha deciso di continuare senza avere un soldo confidando nello spirito del cammino (e anche in un po' di culo aggiungo io), che ha conosciuto altre persone una volta rimasto solo, che ha dormito fuori in un bosco durante una delle tappe galiziane, che ha festeggiato il suo compleanno almeno in tre giorni differenti, che ha rivisto George from Alaska quando proprio serviva che lo rivedesse,  che un giorno si è fatto quasi 50 km e quando un ciclista l'ha visto, nel tardo pomeriggio, sgranando gli occhi gli ha chiesto se era il tipo partito a piedi 50 km prima.Luca che, dopo essersi ricongiunto a Paul e Francesca,  ha ritrovato Joey per esser andato a pisciare nei bagni pubblici di Santiago.Lascio immaginare la gioia che c'è stata quando l'ha portato davanti alla bresciana e al catalano, gioia di cui hanno fatto partecipe anche me, e ora ci arriveremo.
Paul, il silenzioso catalano che guai a dirgli spagnolo, ha continuato con i suoi ritmi abituali, sempre vicino a Francesca, arrivando a distanza di una mezz'ora l'uno dall'altro.Dopo il cammino è partito per il Nepal, a dare una mano a costruire una scuola con non so quale Onlus.Se un domani ci fosse da colonizzare Marte non mi sorprenderei di ricevere un messaggio in catalano dal pianeta rosso.
Francesca, invece, è stata la persona che ho visto più volte da quando son tornato.Da queste parti, come ho già detto prima, a Sestri Levante, quando sono stato ospite da Luca in quel di gennaio, e dove ho potuto ammirare le bellezze delle cinque terre.A Valencia, ancora ospiti da Luca, questa volta per 4 giorni insieme anche all'irlandese, nel primo periodo di questo marzo appena passato.
Con lei ho contatti frequenti grazie alla tecnologia, mi racconta della sua vita, di quello che sta facendo e, come Luca e altri, è rimasta soggiogata dal Cammino.Io invece ci sono inzuppato fino al collo, così, tanto per dire eh.
Arriviamo all'irlandese, che ho rivisto praticamente dopo cinque mesi da quella mattinata di Burgos dove i nostri passi si separarono ma con la convinzione di fare, prima o poi, ancora strada insieme.
Quando io e Luca siamo andati a prenderlo alla stazione degli autobus di Valencia, non riusciva quasi a spiccicare parola per quanto fosse contento di rivederci.I primi venti minuti di passeggiata per andare a casa sono stati farciti da "amazing" "incredible" "e "wonderful".
Cinque mesi prima, dopo pochi giorni che ero tornato in Italia e continuavo ad avere contatti e aggiornamenti dal Cammino, mi arriva un messaggio dalla figlia di Jo, Emma, che mi chiedeva  del padre, pensando che io fossi ancora da quelle parti (quanto avrei voluto che non si sbagliasse), in quanto aveva dimenticato il telefono in un albergue e non aveva modo di contattarlo.Aggiungeva che era abbastanza preoccupata, dato che era qualche giorno in attesa di notizie.Ricordo di aver mandato subito un messaggio a Francesca e Paul, che nel frattempo avevano perso Luca, rigirando la richiesta di Emma nell'avere aggiornamenti.Siamo stati in attesa per molti giorni, Radio Cammino non ci dava una mano, la bresciana e il catalano erano ormai avanti agli altri non sapendo niente dell'irlandese e,  nell'attesa io riportavo ad Emma quello che sapevo, ovvero il nulla.Qualche giorno prima che finisse ottobre, mentre tornavo a casa da lavoro, il telefono mi squilla e vedo il numero spagnolo di Francesca.Quando rispondo, ricordo di avere quasi esultato in mezzo alla strada, parlando in inglese con un Jo che si era ritrovato a Santiago durante la famosa pisciata di Luca.
Gilberto, il marchigiano che parlava con le aquile, incontrato durante una sosta della prima tappa, il sabato prima della notizia di Joey, mi manda invece una foto con il grande Mike, entrambi davanti alla cattedrale di Santiago.L'ho ricevuta durante una cena da amici e la didascalia diceva che era fatta per me.Altra cosa che fa bene.Per parlare al telefono con Mike ho dovuto fare una ricerca in rete che se eravamo ancora nell'epoca dei modem a 33kb, mi avrebbe portato via almeno tre mesi.Ce l'ho fatta con la santa ADSL in circa una settimana di fitte ricerche.Alla fine ho trovato il suo numero di casa non sapendo nemmeno dove fosse, se non che era in Svizzera.
George è arrivato anche lui a Santiago, questo me lo ha detto Luca che doveva rendergli una cinquantina d'euro avuti in prestito durante il periodo in cui si era perso tutto.Carl e suo figlio, i due canadesi, hanno risposto a una mia mail durante il mese di dicembre, dicendomi che erano arrivati a Santiago e rinnovandomi l'invito per il Canada.Prima o poi dovrò andare su qualcuno di quei mille laghi.
Romina si è fermata a Burgos con il camminare e ha raggiunto Santiago in treno, ma mi ha detto, parlandoci in questo periodo, che quando sarà il momento riprenderà dalla città del Cid per raggiungere la meta con le sue scarpe.
Sooa, la coreana che ha fatto gran parte del percorso con Mike, ha raggiunto Santiago anche lei e ogni tanto ci contattiamo su faccialibro.
Matteo, Paolo, Melody, Didie , Lucilla e la madre hanno tutti raggiunto la fine, chi prima e chi dopo e, nel loro cammino dopo Burgos, si sono più volte trovati fianco a fianco con Francesca e gli altri.Il suonatore di ukulele, tra l'altro, ha anche esordito nella musica con un suo cd, che non mi sembra poco.Il pezzo che fece quella notte, prima di addormentarci, era infatti un suo inedito.
Sia Charlotte che il siciliano dal riso buonissimo, due persone con cui ho camminato per un solo giorno, quello piovoso da Los Arcos a Logrono, dove poi io e gli altri ci siamo fermati per una notte di festa, sono arrivati anche loro.Da quel che so, l'australiana, dalla sua pagina facebook, ha in attesa una lieta novella.Se sia accaduto durante il cammino o meno, è una domanda su cui io e Francesca non riusciamo a dare una spiegazione, abbiamo un'ipotesi ma non avremo mai la conferma.E comunque no, non sono stato io e nemmeno il siciliano.
Rimane Joao Santiago, detto Jonny il portoghese.
Lui si è fermato a Sahagun, circa una settimana dopo di me.Anche li fecero festa e, udite udite, anzi leggete leggete, Paul  ha preso la prima sbornia della sua vita.Jonny ancora oggi ne va fiero per esserne stato il fautore e io mi rammarico per non esser stato li, un post dal titolo "La sbornia di Paul" sarebbe stato a suo agio nella marea di minchiate scritte finora.Ad ogni modo, Jonny ha già un biglietto per maggio, il 21 per l'esattezza.La mia idea è di partire una settimana prima, così da poter raggiungere Sahagun il giorno stesso in cui arriverà lui e, insieme, fare gli oltre 400 km che restano per arrivare all'oceano.In tutto questo, se tutto andrà come deve andare e se avrà possibilità, Francesca ha detto che vorrà farsi gli ultimi quattro giorni da Santiago a Finisterre con noi.Questo è l'effetto collaterale del Cammino, sentirne il richiamo ogni volta che solo una parola o una persona, o anche un'immagine, riporti alla memoria le sensazioni provate lungo quella via.
Mi pare che abbia citato tutti quelli incontrati ma, vedo nella penombra del mio cervello, l'espressione soddisfatta della mia MV che instilla il dubbio atroce di aver dimenticato qualcuno.In quel caso spero di esser perdonato, non posso farci nulla se la mia memoria coltiva molte oasi di ricordi in un infinito deserto vuoto, e mi ritrovo più spesso a camminare sulla sabbia che non nell'oasi.Prima o poi mi ritroverò anche in quella dei nomi dimenticati.
Ho scritto tutto? ah no, manca ancora qualcosa.
Il mio bastone e la mia bottiglia.
Ricordo entrambi con affetto infinito, mentre si cambiano mano durante i giorni di sole e a farmi compagnia quando ho camminato solo.Il primo è passato da Joao ad Aviv, l'israeliano che è arrivato a finisterre con Luca, ma non so se sia stato, alla fine, bruciato.La seconda l'ho dimenticata in un bar a Burgos.Avevo intenzione di riportarla in Italia e continuare il cammino sempre con lei, quando sarei ripartito.Evidentemente aveva assolto la funzione per cui mi era stata data, oppure la mia MV ha rotto per l'ennesima volta le palle.Propendo per la seconda ipotesi.
Appaiono comunque in molte delle foto che ho fatto, a volte ai margini, figure discrete, anche quando non sono io il soggetto delle foto ma, con la loro presenza, mi ricordano meglio che io c'ero.
Si, io c'ero.
E fremo all'idea di esserci ancora.


                                                                                                                                      Fine prima parte.
Iniziata a scrivere nel mese di agosto 2014 e terminata nel mese di aprile 2015.
Nel mentre, tanta buona vita.







martedì 17 febbraio 2015

1, 2 e 3.Di ottobre.Dalla Spagna all'Italia, passando per la Francia.

Oggi è il primo di ottobre, un mese che mi piace.Sarà per il suono del suo nome, che mi ricorda la bruma e le giornate dagli alberi dorati, o perchè ad ottobre ho conosciuto persone importanti nella mia vita, oppure perchè i miei genitori si sono sposati in questo mese.
Oggi però è l'inizio di un ottobre dal sapore più amaro, non troppo, perchè il dolce di settembre è stato tanto, al punto che nel palato ancora ne posso percepire il sentore, però è inevitabile avere la punta dell'amaro che balla sulla lingua, mentre preparo tutte le mie cose e saluto l'hospitalero.
Faccio colazione con gli altri, i triestini, Melody, Lucilla e la mamma, e anche Mike.Li saluto dandogli l'augurio che possano arrivare tutti insieme a Santiago e, da li,fino a Finisterre.Abbraccio Mike come potrei abbracciare un fratello che non ho, gli auguro Suerte e Buen Camino, questa è veramente l'ultima volta che lo incontrerò su questa via e leggo nei suoi occhi tutto il buono che il Cammino mi ha dato, tutto lo stupore che abbiamo avuto rivedendoci quando pensavamo di non avere più occasione, tutta la condivisione che ho avuto con gli altri, tutte le sorprese che mi si sono rivelate in questi gioni passati in una bolla di vita fuori dal mondo ordinario,.
Quando m'incammino verso la stazione degli autobus, l'amaro è condito da una nebbia mattutina che si accovaccia sulle guglie della cattedrale, al punto che sembrano quasi sfumare dentro di essa.
Faccio un'ultima foto a questa città per poi volgere le spalle e infilarmi nella stazione degli autobus, dove scopro di dover attendere circa un'ora e mezza prima di salire su quello che mi porterà ad Irun.
In realtà lo sapevo dal giorno prima, ma la mia MV ha voluto partecipare ancora alla festa.
Ritorno verso il centro, e mi dirigo in una caffetteria sotto l'albergue dove ho dormito, per fare un'altra colazione.Un altro barlume di contentezza quando vi trovo seduto il siciliano del riso buonissimo mangiato a Los Arcos.Ce ne stiamo seduti insieme a parlare un po' del suo cammino, di com'è andata nei giorni in cui non l'ho visto, del lavoro da produttore musicale che porta avanti in quella regione bellissima e difficile che è la Sicilia.
Il tempo, come sempre quando si sta bene, vola via e, guardando l'orologio a parete della caffetteria, mi rendo conto che è ora di andare.Saluto Giovanni, con la promessa che ci contatteremo sul librodellefacce, auguro Buen Camino anche a lui e ritorno nella pancia della stazione degli autobus.
Un'altro caffè, l'ultimo spagnolo, una sigaretta e poi salgo sul mezzo che mi condurrà all'ultimo paese basco prima della Francia.
Il viaggio si snoda tranquillo, quello dentro di me un po' meno.Mi sembra di essere stato strappato da qualcosa che sento mia, a cui sento di appartenere, anche se non riesco a comprendere cosa e in che modo io le appartenga.Cerco di scrivere qualcosa sulla moleskine, poi passo al digitale del tablet, tanto per impegnare la mente e avere l'illusione di continuare ancora.I paesi sfilano via dal finestrino accanto a me, e il panorama cambia quando attraversiamo le linee dure dei rilievi baschi.Per un attimo, ma solo per un attimo, mi sembra di esser tornato nell'autobus sul quale abbiamo fatto, con Luca e Joao, il tratto finale per arrivare a SJPDP.
Quando arrivo ad Irun, si aprono altri cassetti della memoria, molto più vecchi.Ho dormito qui nel 2005, in occasione di un altro viaggio lungo la via di Santiago, quello fatto con quattro ruote sotto al culo e con altra compagnia.Devo dirigermi ad Hendaye, il primo paese francese dove c'è un treno che porta a Bayonne.Dopo una birra e un panino, davanti all'albergo dove pernottai quasi dieci anni prima, monto le gambe in spalla e inizio a camminare verso il confine francese.
Sono quattro o cinque km, nulla di particolare e sono aiutato dalle conchiglie incastonate nei marciapiedi, da qui parte il Cammino del Norte, che ho intenzione di percorrere nel 2016.Le seguo al contrario, verso il paese della Rivoluzione, su cui metto piede dopo esser passato a fianco di una specie di porticciolo fangoso.La marea dell'Atlantico ha quella differenza per la quale le barche rimangono appoggiate al fondo quando si ritrae.In una delle foto che faccio, fermo lo scatto su una sedia a rotelle semisepolta dalla fanghiglia.Allora non è solo l'Italia ad esser un paese poco pulito.
I primi cartelli in francese mi dicono che ci sono, la stazione è quasi all'inizio, quindi dopo nemmeno venti minti di attesa sono sul treno.
Anche lungo la via ferrata c'è nebbia, che rende il paesaggio fuori quasi surreale, gli alberi sono ombre sfumate che entrano ed escono dal mio campo visivo in una maniera quasi ipnotica.Al punto che. lo sguardo fisso all'esterno, si tramuta in uno dalle palpebre chiuse per un breve sonno.
Riesco a svegliarmi prima della fermata a Bayonne, la mia intenzione è quella di tornare dal prete che ci ha ospitato all'inizio, altrimenti dovrò pernottare due notti in un albergo della città.
Quando faccio a ritroso la strada fatta quasi venti giorni prima, la sensazione di deja vu monta come panna preparata da uno chef internazionale.Prendo come riferimento le guglie della cattedrale gotica al centro città e, in una decina di minuti, sono fuori dal presbiterio.Provo a suonare, nulla, nessuna risposta.Guardo l'ora e vedo che il pomeriggio è ancora nella sua fase piena, magari il prete è impegnato in qualcosa oppure dentro la cattedrale.Entro in chiesa e chiedo a un parroco dove posso trovare padre Sebastiano, mi dice dove abita.Mh, si lo so dove abita, penso mentre ringrazio con un francese uscito dalla pantera rosa.Ritorno davanti alla palazzina, riprovo a suonare, ancora nulla.Mi guardo un po' intorno, poi ho l'illuminazione sulla via di Damasco.Cerco nell'ultima pagina della moleskine, dove la copertina è a soffietto in cui puoi mettere qualche appunto o biglietto da visita, o quello che ti pare.Sfoglio le varie carte che sono all'interno come fossero figurine, alla fine lo trovo.Il biglietto da visita di padre Sebastiano, dove c'è il suo numero di cellulare.
Chiamo e, dopo due squilli, eccolo che si affaccia alla finestra.
"Oh Sebastiano, sono io" dico sia al telefono che a lui direttamente.
"Vieni su" mi fa.
Insomma, alla fine avrò una stanza tutta per me, con bagno in camera e cucina a disposizione, la perpetua mi mostra dove sono le cibarie per la colazione, il frigo pieno di cose cucinate che posso prendere quando voglio, in definitiva mi dice di fare come mi pare.
C'è anche Ernesto, un altro missionario della mia età, viene dal centroamerica, dove è stato in quartieri che la Magliana al confronto è un circolo di scacchi.
Entrambi mi dicono che qui è come se fosse la mia casa, posso venire quando voglio a trovarli, purchè non ci siano seminaristi a lezione, in quel caso le camere sarebbero tutte occupate.
Per sdebitarmi vado a fare un po' di spesa, prodotti italiani da lasciare in dispensa, e intanto prendo confidenza con il resto della città che non avevo visto.
Passo due giorni a girare e far foto come un turista qualunque, svegliandomi quando voglio e dormendo nel silenzio di una camera.Mi rendo conto che è la prima volta da molti giorni che dormo da solo.
La prima sera vado a cenare in un locale messicano gestito da un tipo che fa burrito enormi, situato in una via dove presumo ci sia la maggior affluenza di gente, data la varietà e la quantità di posti dove ritrovarsi.La seconda sera andrò nella stessa via, a mangiare un panino ottimo fatto da un tizio con due mustacchi stile primi 900 e la testa calva come un ginocchio.In entrambi i casi finirò la serata in un pub irlandese situato lungo il fiume che attraversa Bayonne.
Per tutto il tempo continuo a messaggiare con Francesca riguardo alle loro tappe e come stanno.
La mattina del 3 ottobre, saluto i due preti, promettendo di passare prima o poi a trovarli ancora, il resto della giornata sarà solo lo spostamento verso Bordeaux tramite treno, poi all'aeroporto tramite bus e, infine, in Italia.
Ad attendere il mio arrivo ci sono Paolo il Mancio e Athos, sotto un'acqua che Dio la manda come si deve, e che costringe il pilota ad atterrare a Fiumicino anzichè a Ciampino.
Quando arrivo a casa, trovo mio padre ad aspettarmi in cima alle scale con gli occhi umidi, nemmeno fossi andato al fronte.Abbraccio i miei e mi cambio, dopo una doccia rigenerante, per una cena di bentornato a casa di Cristiana insieme ad altri miei cari amici.
Più tardi, nel momento in cui entro nel mio letto, rimango per un po' ad occhi aperti nel buio.
C'è un unico pensiero che mi gira tra le pareti della testa, un unico piacevole, desiderato e futuro pensiero.
Non vedo l'ora di riprendere da dove mi son fermato.

On air






giovedì 12 febbraio 2015

C'è un Sole da seguire e qualcuno da salutare.Burgos.30 settembre.

Ci svegliamo al suono della chitarra dell'hospitalero, mentre una luce insistente filtra dalla finestra sopra di me.Penso che ogni volta il tizio accenna una canzone di Julio Iglesias, da qualche parte nel mondo muore una fan del medesimo.Forse è tutto un piano per far morire anche lui, magari l'hospitalero ha una collezione di dischi che aumenterà di valore con la dipartita del buon vecchio Julio.
Guardo male anche una minuscola fessura proprio all'angolo della finestra, quello in basso a destra.Per tutta la notte c'è stata una lama ghiacciata sulla mia faccia, finchè non ho preso la decisione di tramutarmi in bozzolo di baco da seta e scomparire all'interno del sacco a pelo.Sento comunque il lato sinistro del viso come fosse di marmo, non duro ma proprio della medesima temperatura di un tavolo d'obitorio .Durante la vestizione scambiamo poche parole, è uno di quei momenti che avevo preventivato e a cui sono andato incontro durante il Cammino.Loro oggi andranno avanti, io no.
Chiedo al tizio se posso rimanere un'altra notte, dato che tornerò in Francia l'indomani per avvicinarmi a Bordeaux, da dove volerò verso casa.Non c'è problema, pago subito e sposto le mie cose su un letto vero.Ogni tanto incrocio lo sguardo con gli altri, monto sempre un sorriso perchè è giusto che vadano liberi da ogni malinconia, anche se poi ognuno la vive a modo suo.Una volta sistemati e preparati gli zaini, propongo di andare a fare colazione davanti all'albergue comunale, dove ci sarà anche Mike per salutare tutti.
Non c'è molta distanza e la mattina inizia ad essere soleggiata, sento le gambe che mi dicono di fottermene di tutto, del lavoro, di casa e dell'obbligo di ritornare.Mi chiedono disperatamente di tornare a prendere lo zaino che ho lasciato sul letto.Non le ascolto, ma prometto loro che l'anno prossimo potranno sfogarsi fino alla fine di questo sentiero lungo 900 km.
Al bar cerco di essere come sono stato nelle settimane precedenti, raccattiamo Mike e parliamo un po' di dove vogliono arrivare oggi, lui no, lui si ferma ancora, le sue vesciche sembrano stimmate perenni.Offro la colazione a tutti, e sembra che non debba accadere nulla di così trascendentale, in effetti è così, ci sono cose, molte cose, moltissime cose che sono peggio di un saluto a degli amici.Però ecco, è difficile da spiegare, e non voglio avere la presunzione di saperlo fare, dico solo che quando si fa un'esperienza del genere, in qualche modo tutto viene amplificato, o magari è semplicemente del buon tempo passato in una maniera naturale, serena, anche avendo in testa i propri problemi.Cosa che, nella vita di tutti i giorni, per qualche misterioso motivo, si riesce a fare raramente.
Si è unito anche Aviv, un israeliano conosciuto il giorno prima tramite non so quale dinamica, ma tant'è, anche lui ha zaino in spalla e prenderà praticamente il mio posto in questo gruppo sconclusionato ma tenuto insieme dal filo del Cammino.
Il momento sta per arrivare, sembra che nessuno voglia dire la fatidica parola: "andiamo?"
Lo faccio io per loro, suggerendo che ormai si stanno facendo le nove e devono iniziare a camminare, non so quanto sarà la tappa di oggi, ma so che arrivare tardi potrebbe far dormire fuori.
Partono un paio di foto con un trancio di cattedrale alle spalle, altri pellegrini ci sfilano davanti, i click degli scatti scandiscono questi istanti dove ci stringiamo più possibile e sorridiamo come in tanti altri scatti fatti nei km precedenti.Mike torna a sedersi al bar, mi attende li mentre io faccio una trentina di metri con gli altri poi, con la massima naturalezza che riesco ad avere, gli dico che è ora.
Quello che segue sono dei momenti che non hanno una faccia ben definita, sono belli e brutti, felici e tristi, umidi e asciutti, non hanno la leggerezza di uno ciao ma nemmeno l'assolutezza di un addio.Hanno la semplicità di un arrivederci, perchè tutti sappiamo che sarà così, prima o poi.
Li ringrazio uno ad uno per quello che hanno condiviso con me, a Luca dico che già sa quale scelta deve fare, è solo questione di accettarla, a Joao do in consegna il mio bastone, chiedendogli se può farlo arrivare all'oceano e bruciarlo lì.A Paul suggerisco di lasciarsi andare di più in qualche eccesso di vita, a Francesca che le voglio bene, tanto bene e che sta già facendo un altro cammino in sè stessa, ed è più difficile e ammirevole di questo.
Alla fine è il turno di Jo, quest'irlandese portato qui dai suoi fantasmi del passato e che sembra aver trovato un senso nel vivere il presente.Ci abbracciamo cercando entrambi di sorridere, eppure abbiamo in gola più nodi di una rete da pesca.Quando mi distacco gli dico che voglio vedere la verde Irlanda e camminarla per i suoi angoli, annuisce e mi da una pacca sulla spalla, girando poi la faccia dagli occhi umidi.
Inizio a fare qualche passo indietro, invito tutti ad arrivare all'oceano, di non fermarsi a Santiago, di seguire il Sole e di camminare anche per me.
Uno a uno inizio a vedere i loro zaini che si muovono seguendo le conchiglie, quando arrivano a una ventina di metri di distanza alzo le braccia, sono immobile e li chiamo: "Peregrinos!!"..si girano e prima che possano alzare le braccia a loro volta, li saluto con la stessa emozione di quando ho sentito da Maika, a SJPDP, le parole che , adesso, sono solo per loro: "Buen Camino peregrinos, Buen Camino!"
Mi volto a quell'immagine, torno al bar e Mike mi sorride consapevole di quel che è stato quel momento, nel frattempo si son seduti anche Matteo Paolo e Melody, insieme a Lucilla con la madre.
Passerò la giornata con loro, visitando la cattedrale dove Didie suonerà e canterà un pezzo.In seguito ci accorgeremo che c'erano più cartelli con divieti di fare foto video e suonare, che persone.Chiaramente io ho fatto un video completo dell'esibizione del torinese.
Ad ogni modo la giornata scorre con una lentezza a tratti esasperante, forse anche per merito di buone cose che fumo con i due triestini, non ricordo nemmeno cosa ho fatto il tardo pomeriggio, tranne che ho dovuto stampare la carta d'imbarco dell'aereo e controllare gli orari degli autobus per l'indomani, destinazione Irun, ultimo paese della Spagna prima della Francia, costa Atlantica.Presumo di aver cenato nello stesso bar dove eravamo tutti la sera prima.Anche Matteo e gli altri prendono posto nell'albergue dove sono io, hanno già dormito in quello comunale e non possono stare un'altra notte li.
Prima di chiudere gli occhi, guardo uno dei messaggi che mi sono arrivati durante il giorno da parte di Francesca.
Ci manchi, dice.
Si, mi mancate anche voi ragazzi, mancate anche voi.


On air


giovedì 22 gennaio 2015

Di nuovi incontri e dell'ennesima sorpresa.Burgos.29 settembre.

Mi stiracchio nel letto con suoni secchi delle mie ossa che si rimettono in posizione.Oggi non ci muoviamo, penso subito, e rimango a guardare il soffitto per un tempo indefinito, finchè Paul bussa alla nostra porta per controllare se siamo svegli o meno.
Luca ovviamente no.
Ci prepariamo con calma, una calma che non mi soddisfa dato che ho terminato di lasciare posti per raggiungerne altri, però sono, in qualche modo, sereno.Il cammino mi ha insegnato che bisogna accettare quello che viene, non passivamente ma, appunto, serenamente.Sapevo che mi sarei fermato e immaginavo che avrei dovuto farlo lasciando andare delle persone a cui sarei stato legato, quindi è giusto così.
Usciamo dall'ostello per fare colazione al bar sotto di esso, anche qui ce la prendiamo comoda e, una volta terminata, io e Luca ci mettiamo fuori a fumare una sigaretta guardando passare la vita normale di una mattina qualunque a Burgos.Persone dirette a lavoro, ragazzi che vanno a scuola e ragazze strette in leggins che richiamano i nostri sguardi sul loro lato B.
Quando anche gli altri si sono rifocillati ci mettiamo in contatto con Francesca per andare a prendere subito i posti in uno dei tre albergue.Il municipale non accetta persone che abbiano già pernottato una notte, tranne per casi medici, quindi andiamo direttamente a uno poco distante, da sedici posti letto e al centro della città.Il tizio che ci accoglie ci chiede cinque euro e si mette a cantare una canzone di Julio Iglesias con la chitarra.Il posto è al secondo piano di un edificio dove sotto c'è una piccola chiesa, lasciamo i nostri zaini vicino ai letti e poi usciamo per due passi nella mattinata spagnola.
Questa è una gran bella città e ricordo perfettamente i posti che ho visto nel 2005, quando seguii il cammino in auto insieme a una persona, fu un viaggio speciale, che contribuì a rafforzare il desiderio che già avevo di farlo, prima o poi, a piedi.
Il poi è giunto, e quando l'ho deciso è stato inaspettato, avrei potuto farlo negli anni precedenti, ma giungo alla conclusione che le cose arrivano nel momento che devono e vanno via altrettanto.
Mentre viaggio con i miei pensieri ci avviciniamo alla piazza della cattedrale, le vie intorno brulicano di turisti, abitanti e, naturalmente, di pellegrini.Si riconoscono immediatamente, con le loro andature zoppicanti che non intaccano i loro sguardi contenti.
Entro in un negozio di souvenir e inizio a fare compere per gli amici che sono a casa, alle mie nipoti, che non vedo l'ora di riabbracciare, avevo già preso un paio di orecchini per entrambe nella giornata di Pamplona, Quel pomeriggio ero in giro con Francesca, come oggi del resto, ed ho quella strana sensazione che sia passato tanto di quel tempo insieme al fatto che, invece, sembra ieri.
Scelgo con cura quello che devo portare alle persone a casa, poi raggiungo gli altri che mi attendono nella piazza antistante la cattedrale.
Ieri siamo arrivati che l'aria era ancora umida di pioggia, oggi invece c'è un sole timido ma fa bene il suo lavoro.Lo penso quando alzo il naso verso le guglie di questa costruzione gotica che sembra il centro da cui parte tutta la città, i suoi marmi si innalzano e piegano come rami lavorati verso il cielo.Mi fermo ad osservare la punta estrema di una delle guglie, osservo i suoi gargoyle e le statue scolpite in bilico verso il precipizio sottostante.
Quando abbasso gli occhi, ho una visuale più terrena, dato che incrocio lo sguardo di una ragazza che riconosco subito.Si chiama Melody  e ci siam visti, per la prima e unica volta da quando ho iniziato il cammino, nel rifugio a metà strada della prima tappa, quella che portava a Roncisvalle.Ero ancora con Pierpaolo, avevo già incontrato Mike e iniziavo ad odiare i caffè spagnoli.
Lei sarebbe rimasta nel rifugio per quella notte, la schiena non le permetteva di andare avanti e, quando la vedo, sono contento che sia arrivata fin qui.
Ci salutiamo con un abbraccio, poi mi presenta due ragazzi di Trieste, Matteo e Paolo, che fanno molto Apostoli come nome ma, in realtà, scoprirò che hanno i miei stessi vizi per cui la santità ci sarà preclusa.
Con loro ci sono anche Didie, un ragazzo di Torino che suona l'ukulele e Lucilla, in cammino con la madre.
Ogni volta che conosco un gruppo di persone, mi stupisco di come possa esser eterogeneo nella diversità di vite di ognuno.
Ad ogni modo, dopo una suonata di ukulele e due chiacchiere, ci dirigiamo verso una delle panchine nella piazza della cattedrale per una birra e qualche impressione sul cammino.I momenti passano via in fretta, arrivano altri pellegrini che, in un modo o nell'altro, qualcuno di noi ha conosciuto fin'ora, poi, all'improvviso, sento bussare alle mie spalle mentre sono impegnato in un discorso qualunque e, se non erro, dicendo qualche minchiata.
Quando mi giro, la prima cosa che penso è che il cammino mi ha voluto fare un ultimo regalo prima di lasciarmi tornare a casa, poi dico tutt'altro.

MACHECCAZZOCIFAIQUIGRANDEMIKEEEEE.

Già, è proprio lui, ancora vestito nel suo nero che dovrebbe farlo sembrare più magro e quel sorriso da ragazzone buono, con le sue vesciche ancora vive e doloranti e il suo inglese reso più duro dall'accento tedesco della sua terra.
Non mi vergogno affatto, ma avevo gli occhi lucidi di felicità quando ci siamo abbracciati, e nemmeno lui pensava di trovarmi ancora lungo questa via.Gli altri sorridono quando mi volto verso di loro, non sapevano nulla ma l'avevano visto arrivare alle mie spalle qualche attimo prima e hanno lasciato che la sorpresa fosse completa e inaspettata.
Gli chiedo di raccontarmi tutto, di quando è arrivato e di quanto si fermerà, di come è arrivato e, sopratutto, con chi ha diviso il cammino.
Risponde alla mia sequenza di domande tra una risata e l'altra, poi mi dice grazie.
Il mio sguardo diviene interrogativo, grazie di cosa, e già penso che la mia MV stia partecipando alla festa ma viene mandata subito via dalla sua spiegazione.
Mi dice che ha avuto momenti duri, che le sue vesciche continuano a sanguinare, che ha dovuto fare qualche tratto in autobus pur non volendo e, un giorno, aprendo il suo marsupio, ha trovato il biglietto che gli lasciai la mattina a Zubiri, poco prima dell'inizio della terza tappa, quella verso Pamplona.
Go On Mike, Always Go On.
Continua spiegando che, quando l'ha letto, era in uno di quei momenti difficili che assalgono molti pellegrini, quelli in cui puoi pensare di lasciar stare, che forse puoi farlo in più volte e non necessariamente in una sola, poi, quelle poche parole lette in quel momento, gli han dato la voglia e la spinta di continuare.
Non riesco a trovare qualcosa da dire, riesco solo ad abbracciarlo e dire grazie a mia volta, e non so chi sto ringraziando se lui per avermi dato modo di conoscerlo, se qualcuno più in alto, se il cammino, se la mia volontà o semplicemente la carta che ha mantenuto quelle parole al sicuro.
Dopo questa botta di energia positiva dico che dobbiamo assolutamente mangiare tutti insieme a pranzo, e optiamo per un posto dove ci fanno ottimi hamburger, poi lui torna nel suo albergo, dove può riposare in una stanza privata e senza confusione, rimanendo d'accordo che la sera ci troveremo ancora, dato che sarà la mia ultima in mezzo a questo gruppo strampalato di persone che si sono trovate e accolte lungo una strada.
Il pomeriggio scorre via tra una dormita e incombenze varie, tra cui stampare la carta d'imbarco per il volo di ritorno e controllare i mezzi per raggiugere Bordeaux tra tre giorni.
Nel frattempo ci accorgiamo che i letti prenotati non sono i nostri, o almeno non tutti.Su quello dell'irlandese c'è sistemato un tizio che si porta dietro un apparecchio per aiutarlo a respirare.Una cosa grossa, tipo uno zaino, ma non indago oltre.Se fosse successo in una delle prime tappe, probabilmente avrei attaccato bottone e cercato di capire come facesse a fare il cammino in quelle condizioni, adesso non lo trovo adeguato.
Su altri due letti invece, ci sono pellegrini che non ho visto mai.La soluzione sarebbe di dormire in terra su due materassi e io mi propongo, dato che non dovrò camminare l'indomani.Gli altri due che saranno a livello suolo sono Francesca e Luca.
Quando, in stile Nick Carter, scendono le prime ombre della sera, cerchiamo di radunarci tutti per andare in un bar dove fanno una paella niente male.Troviamo, con messaggi vari, ognuno di noi che nel frattempo si era dedicato a un giro in città, a riposare oppure a leggere da qualche parte.
Tutti tranne Jo.
Dove cazzo sta l'irlandese che ha un telefono dell'epoca Cavouriana ed è nemico della tecnologia?
Non riusciamo a trovarlo per tutta la serata, benchè io, durante la cena, esca più volte a fare un giro nei dintorni, sbirciando in ogni locale che serva una birra.
Al ritorno all'albergue lo troviamo seduto nel bar sotto allo stesso, impegnato a consumare l'ennesima bionda.Dice che a un certo punto non ci ha più visto e non sapeva dove fossimo andati, non faccio vedere il dispiacere nel non aver mangiato insieme questa sera, ma gli propongo di fumare una sigaretta prima di andare a dormire.
Quando saliamo nell'albergue, le luci sono ancora accese, il trambusto leggero di chi si prepara per la notte è il rumore di sottofondo, insieme a lievissimi suoni provenienti dai cellulari di due coreani che per tutto il giorno sono stati sul letto a trafficarci sopra.
Dopo una lavata di denti mi accingo a prender posto sopra i due materassi sdraiati in terra, con Francesca nel mezzo e Luca dall'altro lato. ognuno imbozzolato nel suo sacco a pelo.C'è anche Didie, sistemato su uno stuoino e incastrato tra un tavolo e la parete, ridiamo entrambi per la sistemazione ma in questa esperienza ci si adatta a tutto.
Le luci vengono spente poco dopo il passaggio dell'hospitalero che ci augura la buonanotte e ricorda di riposare per via della camminata dell'indomani.Nel silenzio interrotto dalla ricerca della miglior posizione per dormire, io chiedo a Didie di suonare qualcosa con l'ukulele.
"Ma sarà il caso Fà?"
"Suona Didie, nessuno romperà le palle, fidati"
Francesca si accoccola sulla mia spalla, mentre io rimango a fissare il soffitto striato dal bagliore esterno che filtra dalle finestre socchiuse e Didie inizia a suonare.
Una di quelle melodie dal peso di una farfalla, note che sfiorano pianissimo l'udito, sonorità dai colori pastello, questa è la musica che quel piccolo strumento manda in giro per questa camerata da sedici letti.
Prima di addormentarmi penso che, dopo quella di mia madre, questa sia stata la miglior ninnananna della mia vita.

On air




domenica 4 gennaio 2015

L'arrivo nella città del Cid, un'altra notte in meno.Da Ages a Burgos.28 settembre.

La luce filtra dalle imposte con discrezione quando suona la sveglia che ci avvisa di un nuovo giorno.
Prepariamo le nostre cose, nella penombra della camerata, in una sequenza di movimenti ormai automatica.Togli il sacco a pelo dal letto, ripiegalo e lascialo fuori che sarà l'ultima cosa da sistemare sullo zaino, guarda fuori dalla finestra per dare uno sguardo al cielo e capire cosa ti darà oggi.Nuvole, niente pioggia ma nuvole chiare, almeno di mattina.Indossa quello che ritieni opportuno per l'aria mattutina e dai una sciacquata al viso e alla bocca, fai un rapido check per controllare di non dimenticare nulla (nel frattempo sento il vago sorridere della mia MV), esci e dirigiti al bar per una colazione che serve a riaprire bene gli occhi e a girar la chiave di questo motore, due semplici gambe, che ti ha portato fin qui.
Dopo il caffè (mi ostino ancora a usare questo termine), una sigaretta che serve ad attendere gli altri.Nel frattempo mi avvicino anche al gruppo d'italiani, quello di Jacopo e Alessandra, e Chiara mi restituisce il bastone dicendo che ha trovato un paio di stick tecnici e comunque oggi spediranno gli zaini con il servizio che li porta da una tappa all'altra, camminando così senza peso sulle spalle.
Non amo molto questo metodo, ma non sono nessuno per giudicare come ognuno decide di fare il suo Cammino, anche se, volendo, si potrebbe ragionare all'infinito su queste scelte.
Ad ogni modo gli altri sono pronti a prendere il via per quella che sarà, del mio cammino, l'ultima tappa.Avevo già deciso, da prima di partire e considerando i giorni che avevo a disposizione, di raggiungere Burgos e fermarmi, per poi continuare l'anno successivo.In verità non sapevo nemmeno dove sarei arrivato, considerando che ogni cosa di questa esperienza è stata nuova per me.
Ci mettiamo in marcia uscendo lentamente dal piccolo paese di Ages e seguendo la strada asfaltata su cui, dopo nemmeno tre km, si poggia il piccolo centro di Atapuerca, un posto dove è stato rinvenuto uno dei più antichi siti preistorici e diventato patrimonio dell'Unesco.Deve essere una bella responsabilità per i circa duecento abitanti che vivono qui.
Pare che ci sia il parco archeologico da poter visitare, ma quando si cammina si tende ad andare avanti e comunque gli orari sono molto variabili, considerando poi questa mattinata domenicale dove non vediamo anima viva in giro, decidiamo di continuare senza fare pause troppo premature.
A Burgos ci attende anche Francesca, che si è fermata per noi, dato che Antonio, lo spagnolo, è rientrato anche lui a casa, e poi, dirà, mi mancavate tanto.Anche tu piccola bresciana, e non solo per le meravigliose lavatrici e l'ottimo bagnoschiuma che ha salvato tante volte la mia pelle.
A fianco ci sfila un campo di girasoli e notiamo che molti sono stati "lavorati" da chi è passato prima di noi.Su quelle facce di semi e capelli di petali sono stati incisi sorrisi e scritte di Buen Camino, insieme a nomi di passi ormai passati.Io e Paul facciamo qualche foto prima di allontanarci dalla strada asfaltata per iniziare uno strappo in salita con il fondo che cambia ancora, ora è roccia e sassi che sembrano saldati nella terra, spigoli di pietra che danno fastidio quando si cammina, mentre di lato, al posto dei girasoli, c'è una cortina di filo spinato, rugginoso ricordo della guerra civile.
La salita termina quando si apre una radura su questo altopiano che ci fa fermare per una pausa, a poche decine di metri c'è una croce enorme, con migliaia di sassi alla sua base, ognuno lasciato da qualcuno che è passato.
Mi tolgo lo zaino, oggi è la mia ultima tappa e questo mi sembra il luogo migliore per fare quella cosa che ho promesso al telefono nella notte di Pamplona.
Ho già preparato un biglietto con le parole adatte un paio di giorni prima, anche gli altri sanno di cosa si tratta e se ne stanno in disparte senza dire nulla.
Faccio un video dove mostro quel che vedo e dico quel che sento in merito alla questione, un paio di minuti scarsi, in cui cerco di mettere tutta l'energia positiva che posso avere perchè il problema della persona con cui ho parlato si risolva nel modo migliore.
Poi riprendiamo gli zaini e ripartiamo.
Per poco, molto poco.
A qualche decina di metri da questa croce, apparecchiata sulla terra come un tappeto, c'è una spirale enorme formata sempre da piccoli sassi, fatta dai pellegrini che ci hanno preceduto e comprendiamo che si può percorrere arrivando fino al suo centro.Sembra una galassia strappata al cielo, e noi piccoli pianeti dalle orbite sempre più strette, sfocati nella foschia del mattino che inizia a diradare.
Io aggiungo anche un altro sasso, per i miei amici e per le persone a cui voglio bene, mi piace pensare che qualcosa del mio mondo possa rimarere li, nel mezzo della campagna spagnola.
Intanto Jo prende la prima posizione e va avanti, noialtri quattro lo seguiamo una decina di minuti dopo, che tradotto in distanza vuol dire circa 400 metri indietro.
Proseguiamo ora iniziando a scendere e, in lontananza, svariata lontananza aggiungo, intravediamo Burgos.Evito di pensarci e con Joao iniziamo a chiacchierare del più e del meno, poi seguiamo una deviazione verso sinistra che ci porta in un agglomerato di case dove ci fermiamo a mangiare qualcosa che abbiamo portato dal giorno prima.Joao si fa un gran panino con la carne della sera prima che non avevo mangiato, dice che non si deve buttare nulla del cibo e ha ragione.Ma cazzo, una carne cucinata e fredda è da gulag sovietico.
Di Jo nessuna traccia, ma siamo sicuri che lo ribecchiamo ad attenderci da qualche parte.Oggi cerchiamo di stare più insieme, dato che è il mio ultimo giorno di cammino.Infatti eccolo qui, seduto ad un bar del paese successivo, dove io mi sparo una birra e un tramezzino doppio per soli 3 euro in totale, dato che la pausa precedente non mi aveva soddisfatto molto riguardo l'appetito.
Il tempo di una sigaretta e di nuovo in marcia, nel mentre dico agli altri che la tipa di ieri, la spagnola in mezzo alla pineta enorme, mi ha suggerito di non seguire il percorso principale una volta arrivati a un certo paese ma di girare per uno alternativo, così non faremo tutta la zona industriale di Burgos.
Bene, il problema è uno solo.
Come minchia si chiama quel paese?Ennesima vittoria della mia MV.
Fortunatamente ricordo che ci sono degli edifici bianchi, una volta strutture militari, da prendere come riferimento e quindi ci ritroviamo a fiancheggiare la rete metallica dell'aeroporto di Burgos.Joao mi dice che l'anno prossimo potrei atterrare qui direttamente, io annuisco con una faccia leggermente triste.
Arrivati a Castanares io e Jo vediamo una freccia dipinta su un semaforo che dice di girare a sinistra, mentre Paul e Joao, poco più avanti di noi, hanno preso quella del cammino originario e sono andati dritti.
Luca fa una corsa a richiamarli mentre io e l'irlandese attendiamo su una panchina poi, tutti insieme, seguiamo la nuova via.
Di sicuro è migliore dato che ci fa passare in mezzo ai boschi e, dopo qualche centinaio di metri, inizia a farci seguire un piccolo fiume, il Rio Arlanzon (fottiti MV, google maps è tuo nemico).
Bello, ma inizio a sentire male alle gambe e alla schiena, a dire il vero siamo tutti un po' stanchi, sebbene non siano stati tanti i km finora.
Comunque si continua, dato che vogliamo arrivare in città abbastanza presto per trovare i letti dove dorme Francesca e, guardando l'ora, dico agli altri che non stiamo messi male come tabella di marcia.
Il sentiero che seguiamo è usato anche da biciclette da cross, come testimoniano i vari cartelli e, sopratutto, i dossi che superiamo.A un certo punto incontriamo una signora con il suo cane, le domandiamo quanto dista Burgos e lei ci dice che siamo praticamente arrivati, che mancheranno solo due o tre km.
Vaffanculo a me che ripongo speranze nel senso di distanza e orientamento di una donna, dato che dopo quasi un'ora stiamo ancora camminando e, nel frattempo, siamo arrivati a un viale, sempre di fianco al Rio, che dura un'eternità.Sono stanco e il dolore alle gambe, dietro ad esser precisi, non mi abbandona, anzi aumenta, costringendomi a fermare più volte lungo questa linea d'alberi e acqua.
Ma l'acqua non sta solo in terra, e quella che sta in cielo decide di farci una visita per una ventina di minuti buoni, quindi in fretta e furia tirare fuori dallo zaino tutto il necessario per non diventare zuppi.
Però ci siamo, finalmente ci siamo, quando iniziamo a vedere il via vai di auto e, sopra i tetti, in mezzo alla città, le guglie della cattedrale.
Entriamo nel centro storico passando sotto una porta incastonata in un proliferare di statue e figure in marmo, e ci fermiamo venti metri dopo.Alla nostra sinistra un bar ha un cartello esposto "caña 1 euro" e quindi lo stop, sopratutto da parte di Luca e Jo, è immediato.
Praticamente birra a un euro, dice il cartello e la caña sarebbe una birra piccola.
Guardo l'ora, sono le quindici e dico che va bene, siamo in un orario giusto per fermarci un attimo, tanto dobbiamo attendere Francesca, cui nel frattempo abbiamo dato le coordinate per trovarci, e perciò ci sediamo.
Grave errore.
Molto grave errore e tra poco capiremo perchè, ma intanto arriva la bresciana ed è una gran bella cosa riabbracciarla dopo questi giorni camminati senza i suoi modi di dire ad minchiam.Ci raccontiamo quello che è successo quando non eravamo insieme, ognuno tira fuori un argomento o un episodio, ogni tre parole un abbraccio, perchè ci siamo mancati davvero.
Tornando all'errore, è molto grave non tanto perchè la birra a un euro era per chi la prendeva al bancone e non all'aperto comodamente seduto, ma perchè facciamo le sedici e quando arriviamo all'albergue municipal, il quale ha centocinquanta posti letto, è tutto pieno.
Bene, molto bene, allora andiamo a cercare negli altri due della città, ma niente, letti pieni di pellegrini anche lì.Dopo una decina di minuti che giriamo a vuoto, Luca becca un tizio, o meglio il tizio becca Luca, che fa da promotore per un ostello.Il tizio avrà almeno 20 anni più di me, non è proprio un'età da ostello, però lo seguiamo e troviamo questo posto che ci chiede quattordici euro a persona per due camere, una da tre e una da due, con bagno e tutto, oltre al fatto che non abbiamo orario di rientro.Con la stessa cifra avremmo dormito quasi tre notti negli albergue, ma va bene, abbiamo anche bisogno di riposare e accettiamo.
Prendiamo possesso delle camere così suddivisi, io Genova e Irlanda in una, e Portogallo e Spagna nell'altra.
Dormita pomeridiana di un'oretta e mezza, che dopo una doccia ci sta tutta, indi ci rivediamo con la bresciana per la cena consumata in un locale dove danno il classico menù del pellegrino.Io ho la malaugurata idea di chiedere un piatto di spaghetti con il sugo, e ripeto tre volte, no dico tre volte eh, non una sola, al cameriere di farmeli fare al dente.
Fabio, perchè pensi che la sublime arte della pasta debba per forza essere conosciuta in tutto il mondo?
Questa è la domanda che mi pongo quando arriva il mio piatto ma, fondamentalmente, sticazzi dato che ho fame e lo spazzolo in breve tempo.Quando mi appoggio fuori per una sigaretta, non volendo ascolto dei discorsi di italiani, due o tre coppie sulla mezza età, appena arrivati con auto proprie e che si fermano a dormire nell'albergo davanti a questo locale, il quale ha più stelle della costellazione di Orione.
Vedere queste persone, che si lamentano pure per non so quale futile motivo, avere degli zaini con la conchiglia e al tempo stesso indossare vestiti e giacche firmate, sapendo oltretutto che non hanno fatto un passo a piedi, mi fa venire voglia di alzare la mano e chiedere la parola.Evito, perchè alla fine non ho ripercussioni negative sul mio cammino dal loro modo di essere, ma la parola sarebbe stata una sola.
VAFFANCULO.
Paghiamo il conto, poi sono tutti d'accordo nel fermarsi una notte in più a Burgos per stare ancora un giorno con me, quindi accompagniamo la bresciana all'albergue per via dell'orario di rientro e noi cinque ci concediamo un giro notturno per la città.Ovviamente finisce dentro un locale dove prendiamo due birre a testa, Joao strimpella una chitarra che il gestore ci presta e poi, con una sorta di malinconica euforia ci dirigiamo verso l'ostello di questa notte nella città del Cid Campeador.
Ci addormentiamo subito, e io penso che questa cosa meravigliosa stia davvero giungendo al termine.
Ma no, non ancora.


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martedì 23 dicembre 2014

Tra gli alberi, la voglia di continuare.Da Belorado ad Ages.27 settembre.

La  giornata si presenta bene, anche oggi sarà un buon tempo per camminare.Quando penso queste cose sto facendo due foto alla piscina che il giorno prima ci ha visti distesi sui lettini come crotali al sole, solo che noi, al posto della coda, facevamo tintinnare i bicchieri di birra.
Abbiamo da poco fatto colazione nel bar dell'albergue, un cornetto decente e un caffè molto meno, poi, tutti insieme, partiamo alla volta di questo nuovo tramonto che ci attende svariati km più ad ovest.Tutti insieme un par di palle aggiungo, dato che dopo poco mi trovo davanti agli altri, incrociando Olga, la spagnola che ha dato la pietra a Luca, che sta aspettando il bus per tornare indietro.Mi dice che non sto andando nella direzione giusta, che devo svoltare a destra e poi a sinistra e mi troverò lungo il cammino.Bene, ecco perchè mi trovo davanti agli altri, semplicemente perchè sono dietro gli altri.Poco male, mi sento bene e non farò fatica a riprenderli ma, nel frattempo, raggiungo Chiara e il suo ginocchio altalenante.Cammina con un bastone di quelli tecnici, uno solo perchè non è il suo, l'ha trovato nell'albergue del giorno prima.Le suggerisco di usarne due e le porgo il mio, quello che mi accompagna dai Pirenei, so che prima o poi dovrò lasciarlo e non posso portarlo a casa come ricordo, causa restrizioni aeree e surplus non indifferente di biglietto.Quindi, se può esser utile a qualcuno, le dico, mi fa piacere, tanto domani dovrei essere a Burgos, meta finale, per quest'anno, del mio cammino.
Dopo qualche Km ci fermiamo, insieme agli altri che ho raggiunto, su una panchina addossata al muro di una vecchia chiesa.Joao fa lo stordito con qualche movimento per sciogliere le gambe e io gli appioppo un paio di foto da ricatto.Per l'occasione faccio anche una pisciatina che tenevo da quando siamo partiti.
Insomma che si fa, ripartiamo?
Si, ripartiamo e i km iniziano a girare lentamente nelle nostre gambe e sotto i nostri piedi, attraversiamo qualche paese e ad Espinosa faccio una foto a una serie di indicazioni su un palo.A Burgos mancano 43 km, a Santiago 531, a Finisterre altri 90 in più.Mi mette, per un attimo, tristezza, quello che sembra una grande distanza, quei 43 km che durante la vita di tutti i giorni si farebbero in auto, che ci si metterebbe una mezz'ora scarsa e magari annoiandosi sperando che finiscano presto, qua sono invece un solo giorno e mezzo di cammino.Un misero altro giorno e mezzo di queste emozioni.Quando guardo il cartello, dopo la foto, vorrei che spostassero le città per allungare ancora questo tempo che invece non annoia mai.Mi chiama Luca e io riprendo a muovere ritmicamente i piedi allontanandomi dal cartello e da quel desiderio.Ancora km durante i quali passiamo davanti alle rovine di quello che era un monastero.Ora rimane solo una sorta di costruzione quadrata che sembra un mozzicone di dente in pietra e della grandezza di un'appartamento da scapoli, dove la tradizione vuole sia sepolto il fondatore di Burgos, tale Conte Diego Rodriguez Porcelos.Beh, non sarà come la Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare ma, come dice il nome, avrà fatto la sua porca figura all'epoca.
Foto di rito anche qui e poi, dopo poco, riattraversiamo per la seconda volta la statale, questa volta seguendola fino a Villafranca Montes de Oca.
Pausa, ovviamente.
In un piccolo alimentari prendo una busta di biscotti fatti a mano poi, nel bar a fianco, dopo un'attesa di circa dieci minuti, causa movimenti da moviola di Biscardi del gestore, riesco a mangiare anche una sorta di cornetto e a bere una sciacquatura tipo vecchia moka.Jo, dal canto suo, non riesce a far di meglio che prendere un caffè con latte (in spagna va molto sta cosa, sarà per mascherare la schifezza del caffè) e un bel pezzo di frittata.
Jo, porcadiquellavaccaputtana, ma come te lo devo dire che non si prende un similcappuccino con roba salata e cucinata?
Ride mentre lo mando a fanculo e scuoto la testa soffocando un conato al pensiero del gusto di una frittata con caffè e latte.
Molto bene, è ora di riprendere il giro giusto e dico agli altri che intanto vado avanti.Dopo una cinquantina di metri mi volto a gridare come solo un italiano sa fare, rivolgendomi a Luca di prendere i biscotti che ho dimenticato sul tavolo, tanto per cambiare.
Lui mi fa un cenno di assenso e qualcosa tipo che li legherà al suo zaino, io annuisco anche se qualcosa, nella sua risposta, mi stona un po'.
Da questo paese si esce passando a fianco di una vecchia chiesa, per poi imboccare una strada sterrata che sale immediatamente.Minchia, ci hanno riportato sui Pirenei e non me ne sono accorto?
No ma sono monti ugualmente, sono i Montes De Oca e da qui per 12 km non ci sarà nulla dove approvvigionarsi.Però è bello, sembra davvero di riprendere da poco prima di Roncisvalle e l'isolamento è quasi totale tra questi boschi di querce lecci e rovere, insieme all'erica e ai ginepri.
Pare che nei secoli passati questi posti siano stati tra i più pericolosi da attraversare durante il cammino, per via dei lupi e dei briganti che assalivano i pellegrini.Mi fa quasi sorridere quando ci si lamenta per una contrattura o una tendinite quando, all'epoca, dovevi fare come la gazzella con il leone in Africa, ogni mattina era una scommessa da vincere, altrimenti ci sarebbe stato ben poco da giocarsi la mattina dopo.
Con questi fugaci pensieri, tra video, foto e una chiacchierata con me stesso, arrivo a un punto panoramico.Uno sguardo a quello che viene offerto dalla natura, un Buen Camino a una coppia e poi riprendo questa salita che sembra addolcirsi leggermente, fino ad arrivare, con un paio di saliscendi, al monumento ai caduti della guerra civile spagnola.
Ci passo accanto in rispettoso silenzio, scattando una foto come memoria di quello che può essere l'uomo quando non è uomo.
Il tragitto continua su questo tratto sterrato che, a un certo punto, si infila in una pineta enorme diventando, lei stessa, larga almeno quanto un'autostrada.Una striscia di terra tra un mare d'alberi.Il sole picchia forte e cerco l'ombra protettiva dei rami per camminare quando, ad un tratto, a poca distanza, un'auto che spara musica nel silenzio dei pini e un ombrellone con un tavolo sotto appaiono come un mezzo miraggio.
Ollallà, anche la tipa che c'è non è affatto male.Mi darà una sedia dove sistemarmi a bere una birra che pago quanto voglio, dato che tutto quello che c'è sul tavolo è a donativo.Acqua, caffè, frutta e quello che serve per andare avanti in questo cammino.Ci rimango una mezz'ora buona, forse più, a chiacchierare con la spagnola che mi dice di aver scelto questo lavoro perchè le dà libertà.Mi suggerisce una strada alternativa per la tappa del giorno dopo e, dopo qualche battuta, afferma, sorridendo, che bisogna stare in guardia dagli Italiani e dai loro modi di fare.Impiego così questo tempo di descanso (riposo in spagnolo, qualcosa l'ho imparata) finchè da Est non vedo arrivare sia Luca che Jo, abbastanza bruciati dal sole e dall'allegria del rasta di due giorni prima.
Mi ricordo anche dei biscotti che avevo dimenticato e, quando Luca mi fa cenno di guardare dietro al suo zaino, capisco perchè la sua risposta mi stonava.Erano biscotti friabili, molto friabili e, nel ritmo del camminare, hanno oscillato troppo.Ora sono lontani parenti di quel che erano, praticamente una polvere di biscotto spappolato dentro una busta di plastica.
Grazie sempre alla mia MV, se potesse farsi un selfie sarebbe con un sorriso da cazzo stampato sul volto.
Insieme agli altri due riprendiamo a camminare finchè questa strada forestale non ci conduce a San Juan De Ortega, dove si potrebbe anche finire la tappa, ma pare che ci sia solo acqua fredda in questo monastero e noi, da fottuti figli dell'occidente, preferiamo tirare avanti fino ad Ages.Ma prima faccio una sosta per ascoltare il francese che abbiamo conosciuto a Los Arcos, quello dell'Inno del corpo sciolto e altre greatest hits mondiali stipate in un tablet.Parte un Bella Ciao che mi riporta, per un istante, alla sera passata a SJPDP.
Finisce l'esibizione e, questo francese che sembra sempre apparire dal nulla durante il cammino, sparirà dalla mia vista per sempre.
Arrivo ad Ages da solo, con il genovese e l'irlandese rimasti indietro a gozzovigliare ancora.Il paese è uno sputo più piccolo di Ventosa, spero solo che ci siano posti, anche perchè il tempo mette nuvole che ingrigiscono tutto insieme a un vento abbastanza fastidioso.
Paul e Joao mi tolgono questo dubbio quando li raggiungo in uno dei tre albergue.Il nostro ha un ingresso che sembra quello di una stalla e la stessa ruralità, ma la camerata è perfetta con solo sei posti per noi cinque, anche se un po' piccola.Una doccia calda lava via un po' di stanchezza poi, rivestito e sbarbato, vado ad attendere i due ritardatari all'entrata del paese.Quando sono a pochi metri da me mi dicono che sembravo un cartello di benvenuto ai pellegrini, tanto stavo immobile a guardarli scendere verso l'abitato.
Durante quel tempo che ci separa dalla cena, mi metto a far due chiacchiere con l'altro gruppo d'italiani i cui volti iniziano a diventare familiari.Bevo un paio di birre con Jacopo e Alessandra mi fa ascoltare una canzone con gli auricolari.Chiudi gli occhi e viaggia, mi suggerisce Jacopo.
Viaggio così bene che devono scrollarmi per farmi alzare dalla sedia dove ero seduto, fuori l'ingresso da uno degli albergue, come fossi una comare del posto a farsi gli affari di tutti.
Dato che non c'è cucina disponibile, andiamo a mangiare nella trattoria dell'albergue, dove facciamo un pasto abbondante e vedo Paul mangiare come un T-rex dopo un ramadan.Andrà a letto subito dopo, con qualche linea di febbre che lo fa chiudere più di quanto non lo sia di suo.
Anche Jo lo segue dopo poco, mentre io,Genova e Portogallo rimaniamo seduti fuori, nella notte spagnola, a cantare accompagnati da una chitarra trovata nell'albergue e suonata da Joao.
Altro giro di birra e poi, infilati nel silenzio di queste vie di paese, ci dirigiamo ai giacigli.Segue una breve disquisizione su chi dorme sopra e chi sotto tra Joao e Luca poi, finalmente, ci lasciamo cadere in un sonno sperduto tra le campagne di una Spagna che domani, mi vedrà camminare per l'ultimo giorno.


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venerdì 5 dicembre 2014

Poche parole, molti passi.Da Santo Domingo della Calzada a Belorado.26 settembre.

Altro giro altra corsa, o meglio, altro giorno altra camminata.
Mi sveglio con questo pensiero, anche se non ho la più pallida idea di dove dobbiamo arrivare oggi.
La fonte di allegria della sera prima mi ha spento il cervello appena poggiata la testa sul cuscino e il resto nel sacco a pelo.Irlanda e Genova continueranno anche durante le prossime tappe a usufruire del dono di madre natura, difatti arriveranno sempre per ultimi, io mi astengo durante il camminare, già so che sarebbe un ottimo modo per ritrovarmi almeno una ventina di km fuori dalla via.
In ogni caso, apprendo che oggi vedremo il sole tramontare a Belorado (anticipo che lo faremo in un ottimo modo).
Gambe in spalla quindi e dritti verso Ovest, lungo l'uscita del paese costeggiando la statale che sembra seguirci finché non si stanca, andandosene poi per i fatti suoi, lasciandoci alla terra vera e ai suoi suoni.
Cammino da solo, mischiandomi con visi e passi che non ho mai visto prima.Il motivo è semplice, la notte in più di Logrono ha permesso a chi è partito dopo di noi di raggiungerci. Continuiamo ad andare, in questo falsopiano che lentamente ci condurrà a Burgos e, in questa tappa, lasciamo la Roja per entrare nella Castiglia/Leon, un'altra regione, un'altra faccia di questa camminata di quasi 900 km.
Conosco Carmen, una tipa spagnola che accosto al Flamenco, non so perché, forse per i suoi capelli corvini e lunghi, di certo non per la sua felpa marchiata Ferrari.Cammina piano per via di un problema al ginocchio e, dopo nemmeno un km allungo lasciandola al suo tempo.Da un paio di giorni ho l'umore ballerino, presumo per il fatto che non mi rimanga molto prima di rientrare in Italia e percepisco un filo di malinconia quando ci penso, questa esperienza vorrei non finisse mai.
In ogni caso, pensa qui pensa là, passiamo nel frattempo qualche villaggio di questa tappa e, a Castildelgado, ci ritroviamo con gli altri per una pausa, inoltre apprendo da altri italiani che a Belorado c'è un albergue con piscina.Mecojons, il vero spirito del cammino si fa quattro grasse risate alla nostra decisione assoluta di pernottare lì.
Però dai, per una volta si può fare.
Dopo una colazione riprendo il filo di una strada che muta piano il suo contorno. Non più vigneti infiniti ma campi di grano misti a una buona solitudine. In un posto, di cui non ho letto il nome e quindi la mia MV è giustificata, trovo un albergue molto accogliente, peccato non sia dove vogliamo fermarci, altrimenti fanculo pure alla piscina. È tenuto da una coppia sulla mezza età, donativo in tutto, tanto che puoi prendere frutta e bevande senza pagare.Una tipa italiana mi suggerisce di farmi un giro anche al piano di sopra, per dare uno sguardo alle camerate. Sono deliziose con i loro quattro letti a castello, gli scalini piastrellati di un rosso ocra, l'aria pulita da ogni rumore.Ne abbiamo persi altri, penso mentre faccio due foto, di posti così. Albergue poco conosciuti, situati in villaggi o piccoli paesi che stanno, in genere, in mezzo ai canonici km delle tappe.
Mi guardo intorno, da solo, misurando a vista quelle stanze vuote, con la sensazione strana di dover rifare, prima o poi, tutto il cammino dalla partenza, che sarebbe come rileggere un libro con più attenzione, scovando nuovi angoli di lettura.
Mi scrollo di dosso questo pensiero appoggiato sui se e sui ma per scendere e recuperare zaino, bastone e bottiglia.
Prima di andare lascio due euro per un caffè, ma in fondo credo di farlo come piccola riconoscenza per quel momento al piano superiore.
Esco da quell'angolo di pace per tuffarmi di nuovo sotto un sole che ti piove addosso per quanto scalda.
Dalla fine del paese in poi conoscerò altre due orientali, ma dimenticherò subito il loro nome quando riprendo un passo solitario e silenzioso che mi porterà, per la prima volta, ad arrivare prima degli altri nel primo albergue di Belorado, quello con la piscina per intenderci.
Prenoto e pago per tutti, poi il tipo dice a un altro di accompagnarmi alla mia camerata, situata in un edificio lungo e stretto, dove i bagni sono separati e i letti abbastanza comodi.Vicino a quelli che ho prenotato c'è un tizio tedesco che conobbi a Estella.Una faccia simpatica e rubiconda, un saluto contento da parte di entrambi poi, dopo quella sosta non lo rivedrò più.
Arrivano gli altri che io mi son già fatto un paio di birre con Jacopo, Alessandra, Chiara e Gloria.Fanno parte di quel gruppo di italiani che ci han suggerito questo posto e sono partiti tutti da soli, non conoscendosi, per trovarsi all'aeroporto di Bergamo.
Jacopo e Alessandra hanno iniziato la loro storia così, su un volo che portava alle pendici dei Pirenei.
E insomma, nel frattempo gli altri si sono sistemati quindi con Luca e Jo decidiamo che un pomeriggio in piscina senza altre birre, non è un pomeriggio speso bene.Quindi vai di bionda e anche di quell'allegria rimasta dalla sera prima, con cui coinvolgiamo anche un tedesco di quelli che sembrano usciti dalla Wermacht, tanto ha i capelli a spazzola e gli occhi di ghiaccio.Con lui non intavolo nessun discorso calcistico, ha appena vinto i mondiali, e poi dopo l'allegria si presenta con quattro birre medie da scolare sui lettini sdraiati al sole.
In tutto questo, come sarà l'acqua?
Presto detto, la prossima glaciazione potrebbe iniziare da qui.
Però fa bene alle gambe e ai tendini , quindi provarla avendo cura di fare prima testamento.
Quando il sole si abbassa verso l'orizzonte, lascio tutti per andare a fare una doccia e due stracci di bucato, scoprendo che Paul e João si sono spazzolati tutti i miei biscotti presi la mattina e, quella stessa mattina snobbati da tutti.
Ho una fame da cavernicolo, ma voglio zuccheri, l'allegria ha questo effetto collaterale.
Raggiungo l'ora di cena con la brama da miraggio nel deserto, ma João fa un buon piatto portoghese,  che riempie molto e di cui non ho chiesto nemmeno il nome, tanto non l'avrei ricordato.
Dopo un caffè al bar nell'albergue, lascio Luca a parlare con quella signora spagnola, Olga, fumatrice incallita conosciuta la prima volta durante la terza tappa, quella che ci avrebbe portato a Pamplona.
Gli lascia una pietra viola, che lei avrebbe voluto portare all'Oceano, ma pensa che sia giusto darla a lui, soprattutto dopo che ha descritto l'amico di Luca morto per cirrosi senza averlo mai visto.
Lei sa. Cosi mi dice Luca, mostrandomi la pietra che, da quel giorno in poi, è rimasta nella sua mano durante il cammino.
A letto cerco di sedurre la mia MV cercando di ricordare tutto quello che ho vissuto finora, ma la stanchezza è sua alleata, l'ultimo pensiero è quello che ho ancora due giorni per camminare prima di raggiungere Burgos.


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