venerdì 10 ottobre 2014

Nella città di San Firmin, ma senza i tori.Da Zubiri a Pamplona.18 settembre

Le mie palpebre si alzano alternate. Prima la sinistra e poi la destra.
I coreani della pasta cotta con le onde mentali sono già fantasmi sui letti vuoti.Sti tizi sono peggio dei galli, oppure il jet-lag fa ancora effetto. Vabbè, dai Fa, alzati e cammina, cioè, aspetta, voglio dire, alzati e incamminati verso un bagno, ma prima vestiti che l'aria è fresca e il bagno è fuori la struttura.
Tutto questo a me stesso nella mente.La prima risposta è Mh.
La seconda è voglio un caffè.
Mi reco all'esterno con una faccia ancora mischiata dal sonno.Non durerà molto, quest'esperienza ti può rendere stanco, ma mai troppo sonnolento.
Gli altri, eccetto Luca che ancora sta come un'involtino in una panatura,sono seduti a dei tavoli esterni sistemati sul piazzale ghiaioso davanti all'albergue. Qualcuno sta già facendo colazione e io, dopo una buona minzione li raggiungo.
Nel cielo c'è ancora una scrematura della notte passata, si capisce che sarà una bella giornata.Mike, che ha dormito in una vecchia palestra a fianco all'albergue per esaurimento posti, è già in piedi e pronto.
Ha smontato la tenda e mi dice che probabilmente si fermerà prima di Pamplona, causa brutte vesciche sorte già nel primo giorno.
Gli voglio bene a 'sto ragazzo, percepisco che c'è del buono in lui.Ha la timidezza di chi non si accetta e lo stupore quando qualcuno di sconosciuto si preoccupa per lui.In tanti lo faranno durante il suo cammino, è difficile non provare amicizia per questo tipo biondo.
Con questi pensieri faccio colazione e, quando cerco qualcosa per tagliare una pesca, lui mi porge il suo coltellino.Svizzero, naturalmente.
Sorrido e dico che dovrò comprarne uno, è un accessorio che non ho portato.
Mi dice di tenerlo, che me lo regala, lui ne ha un altro.
È uno dei regali più sentiti che abbia ricevuto e, nei giorni a venire,   mi sarà molto utile.
Quando si allontana per un attimo, scrivo un biglietto e lo metto in una tasca del suo marsupio.
Go on Mike, always go on!
Spero che potrà aiutarlo in qualche modo.
Bene, siamo pronti ai passi che ci attendono oggi, Luca decide che, nei primi due giorni, Paul e João hanno tenuto un ritmo non adatto a lui.
Partiremo insieme, come accadrà quasi sempre, poi ci sfilacceremo lungo il tragitto. Una sorta di elastico temporale e di passi ma, ogni sera, saremo tutti nello stesso posto, a prescindere.
Avanti Paul e João, poco dietro Luca, Francesca e me.
Qualche km insieme, con la partecipazione anche di Thelma e Louise. Si chiacchiera, si indica qualcosa da guardare agli altri, un dito fa altrettanto con i miei occhi.Fischietto e canticchio, tunnel di fronde ci accolgono come gole verdi ed innocue.Primo paese, niente bar, andiamo avanti.
Break sul bordo di un bosco, biscotti, acqua e taaac...sigaretta.
Portogallo e Catalunya prendono il via, il resto di un'Italia rappresentata da tre regioni differenti se la prende comoda.
Con Luca e Francesca mi fermo ancora, lungo la riva di un fiume, a metter piedi nell'acqua ghiacciata o nel bar successivo, dove incontreremo Olga, una spagnola sulla mezza età che fuma di continuo.
Tania e Ivette, le due spagnole dalle risate giovani e musicali, si fermano allo stesso bar.Mi dicono che Pamplona sarà l'ultima notte del loro cammino.I miei meccanismi d'abbordaggio necessitano più di una notte, anzi a dire il vero dovrei camminarci e parlare, ma con un teatrale dispiacere auguro loro Buen Camino, guardando Tania con fugace rammarico. Beh non sono venuto qui per rimorchiare però, come si suol dire, non capita...ma se capita....

No, non capiterà mai lungo questi giorni, e va bene così, senza distrazioni ed eventuali pesantezze.
Ancora gambe in spalla, Pamplona mica è dietro l'angolo eh.
Quindi tra avvistamenti d'avvoltoi, scarponi e bastone appesi a un filo trenta metri sopra un'autostrada, un timbro sulla credencial apposto in una chiesetta dopo un ponte romano e minchiate varie ed eventuali, si arriva a Burlada, appiccicata alla città di San Firmin come un'ombra ai piedi di un uomo.
Toh, ecco Gilberto stravaccato su una panchina.Ride di gusto, a modo suo, all'udire un paio di mie esclamazioni dialettali.
Accidenti, mi passa davanti Carl, un canadese di 70 anni, incontrato più volte in questi primi tre giorni, che cammina con suo figlio di 35.Quando lo chiamo mi abbraccia subito dicendo the happiest smile on the way!
Ci sediamo per qualche minuto, il figlio va avanti, lui invece m'invita in Canada, lasciandomi tutto segnato sulla mia agenda. Gli avevo chiesto solo la mail, e ora mi trovo la possibilità di fare canoing nella terra dei mille laghi.E dovrò andarci se non voglio farlo arrabbiare. Questo è il Cammino.
Gli altri due hanno già preso i letti per noi, quindi ci muoviamo raggiungendo la città in mezz'ora.Porta medievale e grandi mura ad attenderci, l'albergue è bello, ha tutto ed è pulito.
Ok, mi cimento nella prima operazione contro una vescica sorta tra il mio alluce sinistro e il secondo dito.Che punto ad minchiam si è scelta!
Francesca mi assiste nell'intervento, sterilizzare ago, mettere filo nella cruna, tampone per il sudore, controllare TAC e pulsazioni paziente, bucare l'ampolla, tagliare filo e lasciarlo come drenaggio, garza e cerottone biblico a coprire il tutto.Non avrò più vesciche per il resto del mio cammino.
A questo punto si esce, cerchiamo un posto carino dove mangiare un pinchos e una birra trovandolo in una delle tante vie piene di gente e vita.
Cazzo quanto è carina la cameriera, voglio dire, è proprio bella con quel sorriso e quei capelli neri e corti da lasciare il collo esposto a farti desiderare, per una volta, di essere Dracula.
Dai Fà, lascia stare, che tra te e Luca un amore non si può dividere.
Altro giro, altra birra e poi fuori, nello sciamare di persone.
Mi sento chiamare, mi volto e vedo George, è stato in ospedale, pasticche per il ginocchio e dormirà in hotel.Non faccio in tempo a scambiare altre parole che Thelma e Louise mi avvisano che qualcuno è arrivato al nostro albergue.Sorrido felice, è Mike, piano ma ce l'ha fatta.
Andiamo là alla massima velocità che il mio tendine permette.Ovvero quella di una lumaca zoppa.
È seduto fuori all'albergue, lo chiamo appena entro nella via, si alza piano, le sue vesciche si sono riprodotte. Ogni volta è come se lo vedessi arrivare a fatica lassù, sui Pirenei. Cenerà con noi, nell'attrezzata cucina del posto, gli dico che ho visto anche Gilberto, ma dorme da un'altra parte.Francesca fa una lavatrice per tutti, io e Luca gli diamo giù di pasta e insalata per contorno.Insieme a noi ci sono anche Andrea e Romina, il primo di Torino ed ex attore di telenovelas, la seconda fa il tecnico di laboratorio ed è appassionata fotografa, la ricordo bene sui Pirenei.
Beh, lavata al volo di piatti e poi non vuoi uscire un'oretta per goderti la movida pamplonese?
Il tempo di bere una birra seduti in mezzo a una piazza piena di gente, due risate con Mike e gli altri, poi rientro prima delle 22 all'albergue.
Tutti giù in lavanderia dove troviamo altre persone, tra cui Tania ed Ivette.Chiacchiere e sigarette vanno via come questo tempo che sto passando, senza accorgermene.C'è anche Sua, la coreana.Lei e Mike si fermeranno un giorno  in più, noi no, il giorno dopo ci attende Puente la Reina.
Accade una cosa in tutto questo tempo, una cosa che sentivo di dover fare.Mando un messaggio a una persona, dopo sette anni che non lo facevo.Dico che ho fatto pace con molte cose, tra cui proprio lei.La risposta che mi arriva è piena di gioia, e la notizia seguente mi conferma che nel cammino quello che avviene, non avviene per caso.
Ha un problema serio da risolvere, di salute, e scrivo che quando vorrà, nella settimana seguente, mi farà sapere.Ovunque sarò, mi fermerò e lascerò un sasso e un pensiero, affinché tutto vada bene.Sono più leggero adesso, indiscutibilmente.
Insomma un paio di foto con Tania, ancora parole che si mischiano nell'aria e poi, alla spicciolata, gli altri vanno a dormire.
Ma questa notte non ha ancora finito perché in controcorrente rispetto agli altri arriva un tizio.
Umhh, io lo conosco, penso, e subito rammento del primo giorno, dei primi km, di uno dei primi video.
Si mette gambe fuori la finestra e culo a sedere sulla lavatrice, esito un attimo, poi la mia curiosità prende il sopravvento.
Hi, don't sleep?
No, mi fa lui sempre in inglese, non riesco a dormire.
Ha gli occhi gonfi, qualche tatuaggio sparso, 54 anni e una storia da raccontare.
Presumo che tutti conoscano una delle canzoni più famose degli U2, bene lui viene da Derry, dove accadde quel che accade in quella triste domenica.
Aveva 11 anni all' epoca e quelli seguenti non furono più facili.
Mi racconta molto Jo (userò questo nome per lui), e piange mentre lo fa.Fumiamo insieme, al cielo aperto di una finestra sopra una Spagna silenziosa.Mi dirà più volte God bless you, e si scuserà per le sue lacrime.Io invece lo ringrazierò per aver parlato con me.Ci salutiamo con la promessa che, nei giorni a venire, berremo una birra insieme quando ci troveremo.
Al mettere queste quattro ossa sul letto, mi trovo a canticchiare nella mente quella famosa canzone, prima di svenire in un sonno senza sogni.
         On air       



domenica 5 ottobre 2014

Oh Navarra, (poco)dolce Navarra. Da Roncisvalle a Zubiri.17 settembre.

E op, bisogna alzarsi.
Il silenzio, della mattina presto e ancora buia, viene interrotto dai passi e dai preparativi di tutti per affrontare questa nuova tappa.
Si va da Roncisvalle a Zubiri, ci saranno ancora boschi in questo lento digradare della Navarra e, dopo aver fatto lo zaino, ci si reca a far colazione dove la sera prima si è cenato.
Controllo tutto, sono sempre in attesa che la mia MV faccia scherzi di cui non riderei.Un caffè che è la solita sciacquatura per piatti e un cornetto.Altra sigaretta per aprire i polmoni, ma non è colpa mia, è Luca che si è portato dietro una quindicina di pacchi Pueblo, con cartine e filtri nella giusta misura.Per la cronaca la madre ha una rivendita di tabacchi, ecco spiegato l'arcano che mi porto dietro da Bayonne.
Bisogna salutare Pierpaolo, stamattina andrà diretto in bicicletta, anche se durante i primi km lo vedremo di tanto in tanto, prima di lasciarci indietro.
Prima di andare gli regalo un tao francescano che presi ad Assisi qualche anno fa, un'altra storia, con la quale, durante questo cammino, farò pace del tutto.
Gli dico che suo figlio sta giocando da qualche parte in un posto a noi sconosciuto, che se avrà stanchezza potrà tenere il tao e ricordare di quella passata insieme sui Pirenei, che deve andare avanti anche e sopratutto per l'altra figlia.
Ci abbracciamo, ancora commozione,di quella che ti dà energia.
Buen camino amico mio, arriverai dove vuoi arrivare. Poco più di due settimane dopo,un suo messaggio mi renderà felice ma, in questa mattina dove c'è sole e aria frizzante, ancora non lo so.
Insomma, animo e andare anche se le gambe sono imballate dai 27km del giorno prima.C'incolonniamo comunque con un'energia che sembra salire direttamente dalla strada, forse non stiamo andando noi ma è la via stessa a risucchiarci. Faccio un video, di quelli idioti, mentre in mezzo agli alberi si dipana il sentiero. Prima sosta dopo un paio di km, un alimentari è il motivo.Frutta da portar via e alé, gambe in spalla. Prima, però, aiutare Pier (si, c'era anche lui, again) a sistemare una sacca laterale della bici. La zip rotta fa aguzzare l'ingegno. Vai con spille da balia e una cintura per pantaloni. Problema risolto, andare davvero ora.Faccio una foto a un signore basco, poi seguiamo il cammino per una Navarra che sembra più dolce.Lo sarà, ma non troppo.Nel bosco rivedo ancora Pier, una piccola sosta per una pesca, poi non lo rivedrò più, anche se entrambi avremo un pensiero per l'altro nei giorni a venire.
Continuo a metter passi in fila, me la prendo comoda e vengo raggiunto da Mike e Sua, la coreana del giorno prima.Mi fermerò con loro per una pausa ad Aurizberri, uno dei tanti minuscoli paesi che s'incontrano sul Cammino.
Un caffè, una sigaretta e una letta di mano da parte di Sua fanno passare una mezz'ora.Quello che mi dice sull'amore dà il là a un'idea che mi vagheggiava per la testa da prima che partissi.Avverrà, a Pamplona ma avverrà.
Riparto con loro, per poi allungare il passo e trovarmi a riflettere su molte cose tra l'ombra gradevole del bosco che mi sfila ai lati.
Sono continui saliscendi in questa tappa e un leggero fastidio inizia a far visita al mio tendine interno destro. Oh, non sono un dottore, questa è la miglior definizione medica che posso dare e aggiungo al piede, giusto per dare un tono.
Sono boschi meravigliosi, oltrepasso persone ed altre oltrepassano me, visi che rivedrò lungo il percorso, ma non si parla con tutti, è il Cammino che decide con chi devi parlare e incontrare.
Joao, Paul e Luca sono più avanti, io arriverò alle 16 passate.Lungo il percorso, dopo aver fatto una pausa ad un furgoncino-bar sull'Alto de Erro, conosco George from Alaska, un tipo che potrebbe essere la mia custodia e avanzerebbe spazio.
Mi racconta di lui, anche se capirò molto di più ad Estella, qualche tappa più avanti. Lungo la discesa pietrosa che porta a Zubiri rallento per stare al suo passo, ha dolore al ginocchio, scende a fatica,molta fatica.
Troviamo degli spiccioli in terra mentre un tipo si fa la strada al contrario perché non trova più sua moglie.Pare sia andata nel bosco a fare dei bisogni,dicendogli di andare avanti e sono tre ore che non si vede.Il giorno dopo sapremo che si era fermata a casa di un'amica appena entrata in paese.
La diamo per buona? Ma si, crediamoci.
Nel frattempo non mi fermo, il contachilometri mentale mi dice che non manca molto, George rimane indietro, una discesa bianca mi conduce all'ingresso del paese.Attraverso il Puente della Rabia sotto il quale, nel medioevo, facevano girare le bestie per evitare si ammalassero.Video e m'introduco nell'abitato.Thelma e Louise sono sedute a un bar con altri pellegrini, sono contente,mi baciano e chiedono di Mike. Sembra che tutti sappiano del nostro primo incontro. Mike Mike, io non ho fatto nulla, sei stato tu a fare il tuo cammino.
Lascio le due inglesi dopo aver detto che è indietro,mi dirigo all'albergue dove sono gli altri e prendo il letto che mi hanno mantenuto.
È pomeriggio presto, tutti insieme a prendere una birra e poi giù al fiume a metter piedi nell'acqua fredda.Sto un po' con Francesca, poi ci spostiamo sull'altra riva.Altre persone insieme a Joao, Paul e Luca.Chiacchiere in diverse lingue, poi parliamo di cose serie.
Che si fa per cena?
Spesa ad un negozietto e Luca cucina.
Allunghiamo un po' i tempi perché dei coreani stanno facendo la pasta in sette.Guardano tutti la pentola che cuoce gli spaghetti, forse usano onde mentali a noi sconosciute.
La cena è comunque servita, è arrivato anche Mike.Siamo un gruppo di otto nove persone, con alcuni passerò tutti i giorni, con altri solo pochi momenti come questo.
Risa di due ragazze spagnole sono monete per le orecchie di noi maschietti, si sparecchia, metto un po' di musica, dividiamo una mia pesca affogandola nel vino rosso, poi rimaniamo io e Luca.
Momento confessioni, si parla di noi, ho dieci anni in più, conosco ben poco della vita, ma lo conosco bene.
Mi accenna agli a!tri, al suo momento con la ragazza, alle sue preoccupazioni e alla sua depressione. Rispondo come posso ma pare che per lui siano risposte sensate.
Che dici Fá, sarà ora di andare a dormire?
Si lo è, poi improvvisamente ricordo che devo lavare boxer maglietta e calzettoni. Cazzo, non si asciugheranno mai per domattina, ma tanto lo zaino è un ottimo stendino mentre si cammina.
È tardi quando chiudo gli occhi e, stupidamente, inizio a desiderare che queste giornate non finiscano mai.

On air





martedì 30 settembre 2014

Con le mani e con i piedi.Da SJPD a Roncisvalle-secondo tratto.16 settembre

Non è sudore quello che mi scende lungo il naso mentre rido e avanzo verso la figura che, a fatica, sale verso il piccolo rifugio.
Apro le braccia e ci stringiamo forte,è Mike!
Continuo a dirgli che è stato un grande ad arrivare fin qui, e lo guardo ancora incredulo.Lui mi ringrazia per quando mi sono fermato e ha dovuto continuare per forza, causa ultimo rifugio pieno.
Gli dico che ora arriveremo insieme a Roncisvalle, che faremo le pause di cui ha bisogno, che non lo lascio anche dovessi arrivare alla dieci di sera.
Quando riprendiamo i passi, mi dice di più della sua vita, parliamo delle nostre rispettive nipoti, che vuole arrivare a Santiago.
Ad una delle pause ritrovo il marchigiano, si chiama Gilberto e mi dona una piuma d'aquila trovata sui Pirenei. Lui ci parla con le aquile, sono 5 anni che va in America dai nativi indiani, ed ha una risata che nemmeno Eddie Murphy.
Raggiungiamo tutti e tre Roncisvalle, dopo aver mangiato more nel primo bosco della Navarra.
Io trovo gli altri a un bar.Hanno già prenotato per me e, vedendomi, mi dicono che erano preoccupati ma son contenti di sentire il motivo del ritardo.Terzo timbro sulla credencial, e gran doccia bollente.
Nell'albergue sono cubi da 4 letti, divisori in legno e a Luca tocca dormire in un cubo dove conosce Francesca.
Quando me la presenta lei dice la stessa cosa che ha detto a Luca.
"Ma sei rincoglionito, ci siam già conosciuti stamattina, ero io quella di Brescia con cui hai attaccato bottone"
Ah si?
Grazie MV, molte grazie, anche se c'è la scusante dei capelli legati al mattino e sciolti la sera.
Ad ogni modo, benedizione del pellegrino nella chiesa e, alle 8,45 , tutti a mangiare il menù del medesimo.
Non smette di cadere, una pioggia che ha iniziato negli ultimi cento metria della tappa e, dopo cena, una sigaretta veloce appena fuori il bar.
Tutti a letto, che al mio arrivo mi sembrava di vedere una puntata di walking dead.Un sonno ci farà bene.
A-ah, certo certo, ma con questa speranza la do vinta alla stanchezza.Chiudo gli occhi mentre rido per una minchiata di Juan e, l'ultima cosa a cui penso, è la bellezza faticosa di questa giornata.
Mi piace, mi piace molto.


venerdì 26 settembre 2014

Con le mani e con i piedi.Da SJPDP a Roncisvalle.16 settembre

La mattina bussa ai miei occhi verso le sei. Mi sembra di aver sentito da un attimo il rintocco della campana delle due.Nemmeno al militare era così, ma lo sapevo, quindi prepararsi che oggi inizia davvero quello che mi ha richiamato qui.
Maika, l'hospitalera, ci abbraccia tutti nella penombra dell'aurora, il suo è il primo "Buen Camino"di molti che sentiremo poi.
Pier prepara la sua bici, io controllo che la mia MV non faccia quel che sa fare.Ok ho tutto, iniziamo.
Usciamo dal paese attraverso il ponte del film The way, mi pare ovvio no? Nella mente mi viene da dire" yu-uh, tutti a Pinerolo",mi sbaglio e me ne accorgerò presto, i Pirenei sono molto peggio.
Appena fuori dall'abitato c'è una salita che ti fa capire come andrà il resto, un km di pendenza che fa zittire le minchiate che diciamo.
Un breve tratto in falsopiano, però, ci fa ricominciare.
Thelma e Louise vanno con il loro passo, Pier con il nostro dato che in bici è dura, e non sarà l'unica volta. I 10 km successivi li farà a piedi come noi, la prima ragazza con cui parlo è italiana, mi dice che sapeva lo fossimo anche noi, tra un "Ahò", un "viè qui" e un "belin" non è che puoi avere molti dubbi.Inizio a notare che quando pensi di esser il primo o l'ultimo di questa fila di persone, a un certo punto vedi sempre uno zaino che cammina davanti o dietro di te, magari a qualche centinaio di metri.
La tipa prende la sua andatura e io dimentico presto il suo nome, strano eh?
Verso il terzo o quarto km incontro un tizio che va a fatica su.Gronda di sudore, non è affatto un fisico agile e ha uno zaino che nemmeno un marines in Vietnam si sarebbe portato dietro.
Non lo so perché, e non m'interessa saperlo, ma mi fermo chiedendo se va tutto bene, se ha bisogno d'acqua od altro.
Tutto ok dice, eppure non vado avanti, inizio col chiedergli il nome, si chiama Mike, svizzero, 31 anni. Azzardo anche il perché sia qui, mi risponde che ha perso il padre da un anno e si è lasciato andare nel fisico e nella testa.
Mh, altro schiaffo del Cammino, di quelli per svegliarti.
Sorrido dicendogli che si può fare, ognuno con i suoi tempi ma si può fare e non vado avanti, non ancora, lo attendo finché non si alza dal muro e cammina un po'. Mi guarda come se fossi un alieno, poi mi dice che apprezza molto.Mi volto per non cadere nella sensibilità e inizio a canticchiare. Andiamo Mike, andiamo!
Pier, pochi metri avanti a noi, dopo qualche decina di metri mi fa capire che non possiamo stargli vicino a lungo, faticheremmo il doppio.Annuisco, gli dico Buen camino, abbracciandolo per un attimo e suggerendo che c'è da dormire a metà tappa, poi, a malincuore, inizio a salire con Pier.
Continuo a cantare e fischiettare e, per svariate persone, nei giorni a venire, sarò l'italiano che sorride sempre.
È dura, molto dura, il vento spinge contro i passi come un muro di melassa.Sudo come un fuochista del Titanic e addosso ho maglia, felpa di pile e giacchetto tecnico.Berretto di lana compreso.
Pirenei, non vi temo ma vi accuso, maremma cane se vi accuso.
Due tizi, su un sentiero sterrato che sembra un serpente messo in salita, mi passano accanto, faccio un video nel frattempo, uno lo rivedrò, caspita se lo rivedrò.
Dopo 11km di vento e salita arriviamo al punto di ristoro, attendi un po' fuori, spero di rivedere Mike arrivare piano.Attesa vana.
Dopo un caffè ( vabbè, caffè per modo di dire) e altre chiacchiere con facce che ho intravisto finora, io e Pier riprendiamo.Luca, Johnny e Paul sono molto più avanti, arriveranno a Roncisvalle circa tre ore prima di me.Ma c'è un motivo, c'è sempre un motivo lungo il Cammino, solo che devo ancora rendermene conto.
Ad ogni modo, questa salita sembra non finire mai, sembra allungarsi ad ogni passo, ad ogni curva, ad ogni colpo di vento.
Io e Pier raggiungiamo un punto dove una statua della Madonna (di lei eh, non per dire che è grande) si staglia contro il cielo basso.Pausa sigaretta (pare faccia bene, ma pare) e frutta per mangiare. Poi diciamo due parole per il figlio, un abbraccio per mischiare due lacrime e via, decidendo che lui andrà in bici ora, la strada sembra più dolce.Illusi, sembra ma non lo sarà fino al valico.Li è peggio.
Primo tratto da solo, mi guardo intorno e, per qualche km non parlo.Le aquile girano sulla testa e in testa girano altre cose,come tutti del resto.Da lontano vedo un furgoncino che sembra quello della porchetta in Italia, non lo è ma vende comunque qualcosa di caldo. Un caffè, due chiacchiere con un marchigiano e poi via,andare ancora.
Mi piace, malgrado la fatica inizio a percepire l'essenza di questa cosa.Continuo ad andare tra cavalli allo stato brado e lati scoscesi di montagne, dopo aver passato una croce di ferro si passa allo sterrato, salgo lungo un sentiero stretto fatto di pietre e sassi, incontro una coreana di nome Sue, un pezzo di strada con lei, poi ancora solitudine.Ci s'inoltra in un tunnel di bosco, dove trovo un bastone per farmi compagnia.Un po' di tempo ancora e raggiungo una casupola con due tavolacci, un camino e un pulsante per l'emergenza. Quassù se viene tempo brutto son dolori.
Pausa.
Una barretta energetica, uno sguardo al paesaggio e, rientrando, decido di farmi una sigaretta.
Quando esco, al secondo tiro non credo ai miei occhi..
                                                                                           

                                                                                    To be continue

martedì 23 settembre 2014

L'arrivo al punto di partenza: 15 settembre

La mattina dopo, lasciamo un'offerta e un pensiero tra le pagine dell'agenda.Marco e Chiara si sono svegliati un po' prima, ci dicono che ci attendono in stazione.Ovviamente non ce la facciamo, il nostro ritardo è di 10 minuti, ma sono sufficienti per perdere il treno, dobbiamo attendere quello delle 11 e qualcosa.
In stazione conosciamo due sorelle inglesi, entrambe sopra i 50, per qualche giorno saranno le nostre Thelma e Luise.
Si arriva a SJPDP dopo aver fatto un cambio in mezzo alla tratta per usare un autobus.Inizio a conoscere meglio Luca e Juan, il primo voleva partire subito dopo esser scesi a SJPDP, guardando me e Juan in cerca d'approvazione, noi lo guardiamo come si guarda un coglione, ma con amicizia eh.
Cioè, voglio dire, ci sono 27 km tra noi e Roncisvalle e vogliamo partire alle 14 passate?Suvvia, non si fa, e infatti non lo facciamo, anche perché SJPDP è stato messo tutto in salita, come Gubbio, e già questo ti fa passare la fantasia.
Scopriremo, poi, che tutte le nostre decisioni non avverranno per caso ma per volontà del Cammino.
Bene, gli albergue ( ostelli per pellegrini) aprono dopo pranzo, quindi un salto al supermarket e su una panchina ad attendere sono le nostre prossime mosse.
Il tempo è buono e non aspettiamo molto per mettere il nostro secondo timbro sulla credencial, ovvero il documento che ti permette di dormire negli albergue.Il primo è stato apposto nella cattedrale di Bayonne la mattina stessa. Mentre attendo in fila, conosco Pierpaolo, l'accento non lascia dubbi, è delle mie parti. 20 km di distanza per esser esatti ed è arrivato qui in bici, in sintesi 1600km prima di altri 900.Mecojons!
OK, prendiamo posto nello stesso albergue, una mezza dormita  e poi ci si attrezza per la cena.
Al tavolo ci troviamo con le due inglesi, Paul, new entry da Barcellona che mi sembra una salma, Luca, Juan, la tizia giovane che gestisce il posto come volontaria e un altro paio di facce che non ricordo.
Beh, sarebbe intelligente andare a dormire ora, ma non vuoi fare una bella minchiata invece?
Detto fatto, tutti a bere qualcosa in un locale poco fuori le mura antiche.Quindi si trovano un paio di chitarre e alé, mezza sbornia e festival di castrocaro vengono fuori che è una bellezza.Ah già, mentre eravamo in strada ci siam portati dietro pure una giapponese seduta da sola su una panchina di un altro albergue.
Nel bar, un ragazzo basco, il tipo che aveva le chitarre, ne passa una a Juan e si parte con le canzoni. Sul Bella Ciao, tutte le lingue presenti intonano le parole, capisco i baschi, ma la giapponese come cazzo fa a saperla?
Anyway, è anche la serata dove la prima storia forte mi viene incontro, è quella di Pierpaolo che ha perso il figlio di un anno.Non aggiungo altro se non che ha, comunque, sempre il sorriso.Non può credere che suo figlio sta sottoterra, deve credere che ci sia altro, oltre, e sta cercando di farlo dall'ultima volta che l'ha tenuto in braccio, poco più di dodici mesi fa.
Sulla via del ritorno, alla giapponese hanno chiuso l'albergue, proviamo a scavalcare per entrare dall'interno del giardino. Penso che sarebbe la prima volta leggere l'arresto di un pellegrino per aver forzato una serratura, ma tanto è Luca che ci prova e io e Juan ridiamo nel silenzio notturno quando realizziamo che tra lui e Arsenio Lupin c'è la stessa differenza come tra me e Tyson.
La giapponese viene ospitata nel nostro albergue dalla responsabile e, alla fine, andiamo finalmente a dormire.Il tutto alle due passate.Bravo Fabio, iniziamo alla grande domattina alle sei.

domenica 21 settembre 2014

L'inizio:parte seconda del 14 settembre

Già, come sarà.
Ce lo chiediamo mentre entriamo nel portone di quella che sembra una palazzina, prima di tenerci le mascelle a vicenda per non farle cadere dallo stupore.
La situazione non è favorevole, no è proprio quel che si dice una botta di culo.Oltre la porta si apre una scala in legno, inserita in un ingresso arredato, che conduce ad appartamenti open space su tre piani.A noi tocca l'ultimo, e a me vengono affidate le chiavi, forse per via della barba bianca.Ad ogni modo, il prete ci mostra una camera matrimoniale per la coppia, con bagno privato e TV a schermo piatto, valore stimato, se fosse un albergo, almeno 60 eurozzi a nottata.Per noi tre che rimaniamo, c'è a disposizione tutto il resto della casa con altro bagno privato, set asciugamani, cucina di quelle che si vedono sui programmi di settore, altra camera con due letti e altri due spazi con altrettanti divani dove dormire.Prima di rimontarci la mascella riusciamo a chiedere quanto dobbiamo.
Nulla, il prete si presenta con solo un'agenda bianca e ci chiede solo di lasciare un pensiero scritto.
OK, dopo aver ringraziato in tutte le lingue conosciute, compreso italiano dato che ha lavorato in vaticano, pensiamo di uscire per mangiare qualcosa e una birra.
Cerchiamo di non far tardi dato che il giorno dopo abbiamo il treno che ci porta a SJPDP.Previsione errata, al rientro il prete ci nota sotto l'ingresso e, dalla sua finestra, ci fa segno di raggiungerlo per fare due chiacchiere.
Abbigliamento del sacerdote: mutandoni in cotone bianchi, calzini neri al ginocchio e camicia d'ordinanza bianca.
Ma che siamo in una candid camera?
No, è un prete sui generis, con tavolo pieno di bottiglie di vino e liquori che ci offre mentre si accende una sigaretta.
Molto bene, dovrò rivedere il mio concetto sui preti, dato che parliamo di tutto mentre beviamo e mangiamo un pezzo di parmigiano portato da Luca ( il nonno si è preoccupato per la sua salute).
Insomma, alla fine ci propone di dire un Padre Nostro nella camera della casa dove c'è un piccolo altare e un tabernacolo.
Accettiamo, perché ci è stato chiesto dall'uomo e non imposto dal sacerdote.
Dopo, tutti a nanna perché domani il treno è alle 7,15.
Certo certo, andrà proprio così, si si, sicuro eh!

venerdì 19 settembre 2014

L'inizio: parte prima del 14 settembre

Et voilà, non sono ancora in terra francese ma bisogna pur dare un inizio adeguato a questo post.
Ora, alle 12.46, sono in volo da una ventina di minuti abbondanti.
Ho seguito con attenzione le spiegazioni per la sicurezza, non tanto per l'effettivo bisogno (se si cade c'è poco da mettere ossigeno e giubbotto di salvataggio) quanto per le hostess.
Credo che se avessero venduto pentole come in quelle gite di due giorni in località tipo Poggio Mirteto, sarei sceso con due batterie complete.Cosi, per non sbagliare, o per coglionaggine, fate voi.
Saranno pure compagnie lowcost, ma le hostess sono da jet privato di qualche califfato.

Pausa pennica.Il volo è tranquillo.

Atterraggio meno da califfato ma di sostanza.

In attesa sulla navetta (che fa tanto NASA), la memoria vanga colpisce ancora.Per fortuna Athos mi ha comunicato gli orari dei treni scritti in uno dei primi post.
Stazione di Bordeaux, nulla di rilevante se non che impiego circa venti minuti per aver ragione di una biglietteria automatica.
Ergo, perdo il treno delle 15.51 e ripiego su quello delle 16.46.

Alt. Sliding doors.

Conosco una coppia di Bologna, 30 lui e 28 lei.OK, viaggio insieme, due parole su chi sei e cosa fai, poi la sindrome da rivolo di bava, causa abbiocco, prende il sopravvento.
Ad ogni modo,Bayonne ci viene incontro dopo aver passato una piacevole campagna francese, almeno finché gli occhi sono aperti,ed è una bella cittadina.Due foto in giro,un filmato e poi cerchiamo di trovare da dormire.
Niente, tre indirizzi che la domenica, evidentemente, non fanno quello che devono fare.
Va bene, andiamo alla cattedrale, una guida che ho letto dice che può esserci una possibilità. Alternativa andare a SJPDP e dormire sotto un ponte.Non iniziamo benissimo ma potrebbe andar peggio, che ne so, potrebbe piovere.
Difatti lo fa.
Io e Marco lasciamo Chiara con altri due, trovati all'esterno della cattedrale,un genovese e un portoghese,fuori a controllare gli zaini.
C'è messa, quindi a chi chiediamo?
Trovo due signore in fondo, di quelle che nelle chiese vendono santini, marmellate e matite( lo so, le cose legano tra loro come un cappuccino con le penne all'arrabbiata) che si adoperano per trovarci una sistemazione.Telefonate invane.
Una si offre di portarci in auto, ma siamo diventati in 5 e quasi pronti a dormire all'aperto quando si presenta il sacerdote.
Sgrano gli occhi, ha una Marlboro tra le dita.
Io, Marco, Chiara, Luca e Juan Santiago (strano nome eh) lo vediamo allontanarsi per poi tornare dopo 5 minuti, ci dà l'ok per dormire nel presbiterio. Mah, come sarà il pavimento?

To be continue...